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Boldrini, contro l’Isis il ruolo delle donne e’ fondamentale

ROMA – “Perche’ abbiamo sentito l’esigenza di puntare l’attenzione sulla radicalizzazione di matrice jihadista? E perche’ mettere in evidenza in particolare – ma non solo – il ruolo delle donne nel combattere questa forma di estremismo violento?”. E’ quanto si e’ chiesta la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo intervento al convegno “Le donne contro Daesh”. “Il ruolo delle donne è fondamentale”, ha sottolineato. 

“Il 2015 e’ stato l’anno in cui tanti Paesi del mondo, non solo occidentali, sono stati colpiti da una serie di barbari attentati – ha spiegato -, che hanno causato la morte di centinaia e centinaia di persone. E’ accaduto nella nostra Europa, e’ accaduto in Paesi vicini, ma e’ accaduto anche lontano da noi: negli Stati Uniti, in Kenya, in Indonesia e in altri Paesi. Dunque non c’e’ oggi un luogo del nostro pianeta che possa dirsi sicuro e non coinvolto. Il 2015 e’ stato l’anno dei rifugiati. In tanti, silenziosi, con molta determinazione hanno deciso di fare una marcia che non ha precedenti verso il cuore dell’Europa”. Per Boldrini “i viaggi a cui eravamo purtroppo abituati erano quelli del mare, che abbiamo visto per anni in grande solitudine avvenire davanti casa nostra, nel Mediterraneo, con migliaia e migliaia di morti. Ricordo che solo l’anno scorso sono morte 3.700 persone; l’anno prima 3.500; l’anno prima ancora 2.300. La lista e’ lunghissima. Queste cifre denotano che e’ in corso un vero e proprio conflitto, neanche piu’ a bassa intensita’, di cui pero’ pochi si occupano”. 

Per Boldrini “il 2015 e’ stato l’anno in cui gran parte del mondo si e’ unito contro la minaccia rappresentata da Daesh. Lo ha fatto con la risposta militare. Ma io ritengo che non ci si possa limitare a questa. La lotta contro Daesh non puo’ basarsi esclusivamente su una risposta militare, o su una risposta militare senza una strategia politica. La strategia politica e’ alla base di ogni possibile soluzione. Dovremmo allora fare alcune cose: inasprire i controlli sui flussi finanziari; inasprire i controlli sui traffici di armi, sulle triangolazioni che vengono fatte a volte in modo imbarazzante; impedire che gli Stati della comunita’ internazionale vadano a comprare il petrolio che viene estratto nei territori di Daesh; dovremmo essere piu’ severi sul commercio dei reperti archeologici che vengono portati via da quei territori e venduti sul mercato internazionale; dovremmo sostenere di piu’ le forze irachene e curde che stanno combattendo; e dovremmo anche sostenere di piu’ i colloqui che devono riprendere a Ginevra – si diceva oggi, ma non e’ chiaro dalle ultime agenzie se oggi ci si riuscira’. Colloqui dai quali sono esclusi i gruppi terroristici, come e’ ovvio che sia”. 

“Dovremmo anche incrementare le attivita’ di intelligence – le forze di intelligence hanno dimostrato poca disponibilita’ a comunicare – dovremmo aumentare – ha detto Boldrini – gli scambi tra le forze di polizia; dovremmo essere un po’ piu’ europei, sentirci parte di un’unica famiglia e dare corpo a questa Federazione di Stati che non riesce a decollare. E infine dovremmo – e dovremo – prevenire la radicalizzazione alla radice dell’espansione dell’Isis, contrastare la capacita’ dell’Isis di fare proselitismo, e quindi esercitare molta piu’ presenza sul web, molto piu’ controllo, perche’ quello e’ lo strumento attraverso il quale il Califfato si insinua anche nelle nostre societa’”. La presidente della Camera evidenzia come Daesh per propagarsi faccia leva “sui sentimenti di esclusione sociale” e agisca “sulla rabbia: la rabbia di sentirsi ai margini, la rabbia che ti porta a pensare che ci sia una persecuzione ai danni di tutti i musulmani. La rabbia che ha bisogno di concretizzarsi, di materializzarsi in qualcosa che punisca quella che viene avvertita come una grande ingiustizia sociale. E’ per questo che Daesh si presenta come l’unico difensore del mondo musulmano, l’unico in grado di riscattare questo orgoglio. E lo fa attraverso il paradiso terrestre del Califfato. Questo e’ il grande inganno scoperto dai giovani che sono ritornati, che hanno avuto la facolta’ di uscire da questo incubo e hanno raccontato cio’ che hanno visto. Ma il ‘paradiso’ in verita’ non e’ altro che un luogo di violenza, di sopraffazione e di affermazione di un’idea impraticabile, frutto del desiderio di annientare ogni diversita’”. 

In questo contesto, aggiunge, “il ruolo delle donne e’ fondamentale. Lo e’ per vari aspetti. Intanto perche’ centinaia e centinaia di donne dai nostri Paesi sono andate a combattere”. “Ma le donne – secondo Boldrini – sono centrali anche perche’ sono le prime vittime di Daesh. Lo sono in Iraq, lo sono in Siria: dove vengono schiavizzate, violentate, umiliate. Dobbiamo capire che questa guerra si esercita anche sul corpo delle donne: bisogna annientarla, la donna, per affermare un’ideologia. Pero’ le donne non subiscono solo Daesh; lo combattono. Non ne sono solo le vittime. Lo combattono le peshmerga curde, con le armi in mano. Lo fanno anche le donne che fuggono dai territori del Califfato, che gettano via quei veli pesanti che sono costrette a portare contro la loro volonta’. E le donne combattono Daesh anche come stanno facendo le nostre ospiti, cioe’ mettendo in guardia altre madri, facendo capire i segnali inquietanti che portano i figli a sposare questa ideologia”.

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