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Yara, su vestiti migliaia particelle di ferro

BERGAMO – Parla chiaro la relazione firmata dal colonnello Matteo Donghi, comandante della Sezione balistica del Ris di Parma sull’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata morta tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola.

Sui leggins, la giacca, la maglietta e le scarpe della giovane ragazza sono state rintracciate “migliaia” di microparticelle di ferro per lo più ossidate da ossigeno. Lo stesso materiale è stato poi prelevato dai sedili del furgone di Massimo Bossetti “in quantità similari”. 

L’alto ufficiale, nominato consulente del pm Letizia Ruggeri, è stato ascoltato oggi come testimone nell’aula del processo a carico del carpentiere di Mapello, unico imputato. Il colonnello Donghi ha illustrato ai giudici della Corte d’assise di Bergamo i risultati della sua relazione, precisando che sugli indumenti della vittima la quantità di microparticelle di ferro era pari a 267 microgrammi per metro cubo una “quantità significativa”, che secondo l’esperto del Ris potrebbe essere stata provocata da un’attività di tornitore o di fabbro saldatore: “Sono quantità assimilabili con quelle che si rintracciano normalmente sulle tute blu dei metalmeccanici”, ha spiegato in aula il militare che, tra l’altro, ha condotto una sperimentazione su quattro coetanee di Yara “per verificare se qualche attività adolescenziale potesse generare una quantità di microparticelle di ferro di questa natura”. 

I risultati sono stati negativi o solo debolmente positivi: “Nessuna attività tipica di un tredicenne può generare questa quantità di particelle”. Perplessi i difensori di Bossetti. In particolare l’avvocato Paolo Camporini ha ricordato in aula che “il padre di Yara lavora nel campo dell’edilizia” e si è chiesto se le microparticelle ferrose analizzate o rintracciate sui vestiti della tredicenne possono essere il frutto di una contaminazione dai sedili dell’auto del padre. “Se il padre di Yara fa il saldatore o il tornitore, è possibile”, è stata la risposta del colonnello del Ris. Il difensore di Bossetti ha poi domandato per quale motivo la sperimentazione sia stata effettuata su coetanei di Yara residenti nell’area di Parma, e non sui suoi amici più stretti, quelli che come lei vivono nella zona di Brembate e frequentano la polisportiva del paese. Il colonnello Donghi ha sottolineato che la localizzazione geografica dei giovani oggetto della sperimentazione non è un elemento significativo. 

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