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WASHINGTON – Nei primi anni dell’amministrazione Obama, gli Stati Uniti avevano messo a punto un piano per un cyber-attacco contro l’Iran. Era pensato per essere usato nel caso in cui gli sforzi diplomatici volti a limitare il programma nucleare di Teheran fossero falliti portando a uno scontro militare.

Lo scrive il New York Times citando quanto contenuto in “Zero Days”, un documentario che verrà proiettato oggi al Berlin Film Festival, oltre a una serie d’interviste a militari e funzionari dell’intelligence Usa condotte separatamente.Il piano (nome in codice “Nitro Zeus”) era stato messo a punto per rendere inutilizzabili le difese aeree iraniane, i sistemi di comunicazione e parti chiave della rete elettrica della nazione. E’ stato messo da parte – almeno per il prossimo futuro – dopo l’accordo sul nucleare siglato l’estate scorsa tra l’Iran e le nazioni del P5+1, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) più la Germania.

Nitro Zeus serviva al presidente Barack Obama come alternativa nel caso in cui l’Iran avesse attaccato gli Usa o i suoi alleati nella Regione mediorientale. Nel picco dei preparativi, il piano era arrivato ad arruolare migliaia di membri dell’esercito americano e di funzionari dell’intelligence. Decine di milioni di dollari sono stati spesi per installare sistemi elettronici di sorveglianza sulle reti informatiche iraniane per – usando il gergo del Pentagono – “preparare il campo di battaglia”.Il New York Times ricorda che gli Usa hanno sempre preparato piani a cui ricorrere in casi di emergenza come un attacco da parte della Corea del Nord a quella del Sud. Molti di quei piani sono in stand-by e vengono aggiornati dopo alcuni anni. Quello chiamato Nitro Zeus, però, aveva assunto una certa importanza: l’impressione dentro la Casa Bianca era che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu potesse decidere di attaccare gli impianti nucleari iraniani trascinando gli Usa nelle ostilità che ne sarebbero conseguite.Mentre il Pentagono lavorava al piano con una certa urgenza, le agenzie americane d’intelligence stavano sviluppando separatamente un altro cyber-piano, molto più mirato e avente l’obiettivo di bloccare le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio di Fordo, considerato il più difficile da colpire perché sepolto nel ventre della Terra. In base all’intesa sul nucleare siglata lo scorso luglio a Vienna, due terzi delle centrifughe dentro Fordo sono state rimosse negli ultimi mesi così come altro materiale nucleare. La struttura, in cui è vietata qualsiasi attività nucleare, sta per essere convertita ad altri usi eliminando dunque all’origine la minaccia che aveva portato Washington a delineare un piano di attacco ad hoc.Il fatto che gli Usa stessero studiando parallelamente due programmi segreti contro l’Iran dimostra due cose: quanto l’amministrazione Obama temesse che i negoziati con Teheran potessero fallire, e che la cyber-guerra è ormai parte dell’arsenale per quelli che sono chiamati conflitti “ibridi”.

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