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STRASBURGO – L’Italia è stata condannata per il rapimento e la detenzione illegale dell’ex imam di origine egiziana Abu Omar, prelevato nel 2003 a Milano dalla Cia. Secondo i giudici di Strasburgo, l’Italia ha violato il diritto di Abu Omar a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti e il suo diritto al rispetto della vita familiare. 

La Corte ha stabilito Che “le autorita’ italiane era consapevoli del fatto che il ricorrente fu vittima di un’operazione di consegna straordinaria che ha avuto inizio con il suo rapimento in Italia ed e’ proseguito con il trasferimento fuori dal territorio italiano”. Inoltre il segreto di Stato “in tutta evidenza fu applicato dal potere esecutivo italiano per impedire che i responsabili dell’affaire rispondessero delle loro azioni”. “L’inchiesta e il processo -proseguono i giudici- non hanno portato alla punizione dei responsabili cosicche’ alla fine dei conti c’e’ stata un’impunita’”. L’ex imam di Milano, Abu Omar, il cui vero nome e’ Mustafa Osama Nasr Hassn, attualmente 53enne, era arrivato in Italia nel 1998 e nel 2001 aveva ottenuto lo status di rifugiato. Fu prelevato a Milano nel febbraio 2003 e trasferito nella base militare di Aviano da dove un aereo militare lo strasporto’ al Cairo. In Egitto fu torturato, interrogato e liberato nell’aprile 2004 in cambio dell’impegno a tacere sulle sue condizioni.

La corte ha stabilito che l’Italia dovra’ pagare 70mila euro a Nasr e 15mila a sua moglie per danni morali.

La vicenda Abu Omar

Una vera e propria ‘spy story’ quella di Abu Omar durata oltre 10 anni e conclusasi con il proscioglimento dei servizi segreti italiani, la condanna dell’imam stesso per terrorismo e la grazia concessa dal presidente della Repubblica Mattarella a dicembre ai due agenti della Cia condannati per il sequestro.
Il 17 febbraio 2003 Abu Omar, l’imam egiziano alla guida della moschea di viale Jenner a Milano, scompare e la moglie ne denuncia subito il sequestro. Anni dopo, in una memoria scritta, lui stesso descrivera’ come sia stato prelevato mentre camminava per le vie della citta’: “Un furgone bianco si e’ fermato vicino al marciapiede. Non ho capito niente, ho visto solo che due persone mi sollevavano di peso. Mi hanno legato piedi e mani, tremavo per le botte e dalla mia bocca e’ uscita schiuma bianca”. Abu Omar, su cui la Procura di Milano stava indagando per il ruolo in organizzazioni fondamentaliste islamiche, viene portato alla base di Aviano e poi trasferito con un aereo militare in Egitto per essere interrogato. Inizia a questo punto la lunga e travagliata vicenda processuale.

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