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Copasir “no a verita’ di comodo”

ROMA – “Il corpo di Giulio Regeni porta una firma, la firma della tortura di Stato e dobbiamo scoprire nomi e cognomi di chi ha messo quella firma. Vogliamo la verità”. Con queste parole Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia ha aperto il sit-in organizzato oggi pomeriggio a Roma davanti alla sede dell’ambasciata d’Egitto. A un mese dalla scomparsa del giovane ricercatore friulano ucciso al Cairo, l’ong, insieme all’associazione Antigone e alla Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, intende mantenere alta l’attenzione sulla vicenda. “E’ un caso di tortura come centinaia di altri in Egitto”, spiega Noury. “Si tratta di metodi, utilizzati nelle stazioni di polizia. Con questo non vogliamo arrivare a nessuna conclusione, non spetta ad Amnesty stabilire chi siano i colpevoli, ma è doveroso mantenere alta l’attenzione. Non accetteremo – ripete – nessuna verità di comodo”. Tante le sigle che hanno aderito alla manifestazione: Arci, Articolo 21, Cittadinanza attiva, Link Roma, Asgi, Usigrai, Fnsi, Cgil, Cisl, Uil. 

Presenti anche lo scrittore Erri De Luca e l’artista Lorenzo Terranera e esponenti del mondo politico fra questi, Pia Locatellie Nicola Fratoianni (Sel), Michele Piras (Sel) l’ex ministro del Welfare, Paolo Ferrero e il segretario dei radicali italiani, Riccardo Magi. A rappresentare la famiglia Regeni, l’avvocato Alessandra Ballerini. 

Nel frattempo sulla vicenda è intervenuto anche  il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi: “i tentativi di accreditare  una verita’ di comodo sulla morte di Giulio Regeni sono maldestri e inaccettabili, ha ribadito al termine dell’audizione del sottosegretario con delega all’Intelligence, Marco Minniti.  Stucchi ha parlato di “ricostruzioni fantasiose”, di tentativi di “depistaggio” tesi a “far emergere una verita’ dei fatti chiaramente non reale”: e’ importante che ai nostri investigatori presenti sul posto vengano fornite “tutte le prove video e audio, se ce ne sono, dei contatti e degli ultimi movimenti” di Regeni, che – e’ stato assicurato ancora una volta – non aveva alcun contatto con i servizi e la cui attivita’ di ricerca, ‘aperta’ e fruibile sul web, non poteva essere frutto di equivoco. 

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