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ROMA – Nonostante l’interrogazione parlamentare di Sel, gli appelli dalla società civile e le richieste delle organizzazioni umanitarie, la verita’ sulla morte di Giulio Regeni non viene a galla.

Anzi, la vicenda si infittisce sempre più tanto da aver creato una certa tensione tra Italia e Egitto. Gli investigatori italiani ora chiedono di poter accedere alle carte di questa inchiesta lacunosa. Per il ministero dell’Interno egiziano si potrebbe trattare di una vendetta personale. 

Le forze di sicurezza, riporta la nota del ministro, “lavorano intensamente per scoprire le ragioni dell’omicidio e sono impegnate ad aggiornare la pubblica opinione egiziana e quella italiana sugli ultimi sviluppi alla luce degli stretti rapporti bilaterali”. Una assicurazione di intenti a cui l’Italia non crede più a 21 giorni dal ritrovamento del corpo martoriato di Giulio Regeni ai bordi di una strada alla periferia del Cairo. Insomma il regime di al-Sisi non sembra voler collaborare. Anzi,  depista verso quella che il capo della Farnesina ha ribadito anche oggi di non voler accettare: una “verita’ di comodo”. 

Per questo il governo italiano, ha annunciato il ministro Gentiloni, trasmettera’ “attraverso opportuni canali diplomatici richieste specifiche…gli investigatori italiani devono avere accesso a documenti sonori e filmati, reperti medici, atti della procura di Giza”.

E’ un passo formale, quello di Roma, deluso e irritato, e nelle relazioni diplomatiche cio’ ha un significato ben preciso, soprattutto se si tiene conto di quel che l’ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari, disse il 7 febbraio scorso: l’Egitto e’ oggi a “un banco di prova per la sua credibilita’” come paese e come partner strategico dell’Italia. Non passa un’ora dalla dichiarazione di Gentiloni in parlamento che Il Cairo sembra voler fare marcia indietro con una nota che elenca in dettaglio i risultati raggiunti dal team investigativo egiziano e che al tempo stesso conferma: “I dati e le informazioni disponibili portano a tutte le piste compresa quella criminale o quella della vendetta per motivi personali”. Nebbia, insomma. Sabbia anzi, sollevata anche da al-Sisi con il teorema del complotto ai danni delle relazioni bilaterali. “I terroristi -ha detto in un discorso senza riferimenti diretti al caso Regeni- vogliono minare i rapporti tra noi e l’Italia”.

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