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Ocse, crescita incerta, la ripresa che non c’è

ROMA  – “Le prospettive di crescita mondiale restano incerte nel breve termine, le economie di mercato emergenti stanno perdendo vigore, il commercio mondiale sta rallentando e la ripresa nelle economie avanzate e’ frenata dal persistere di un clima d’investimenti deboli”. E’ la diagnosi che apre il rapporto ‘Going for growth’ stilato dall’Ocse.

“Tali preoccupazioni di breve termine emergono in una congiuntura di diffusa decelerazione dei guadagni di produttivita’, con una tendenza decrescente, perlomeno nelle economie avanzate, che risale agli inizi del 21ý secolo e con pochi segnali di ripresa”, si legge nel documento, “il rallentamento della crescita osservato nelle economie di mercato emergenti negli ultimi due anni, suscita altresi’ interrogativi sulla loro capacita’ di colmare ulteriormente il divario di reddito rispetto alla maggior parte dei Paesi piu’ avanzati”. “Gli argomenti a favore di riforme strutturali associate a politiche di sostegno della domanda, restano sempre molto validi per aumentare in modo sostenibile la produttivita’ e la creazione di posti di lavoro che promuoveranno una migliore equita’, afferma ancora l’Ocse, “nella formulazione delle strategie di riforma destinate a migliorare in modo sostenibile il benessere di gran parte dei cittadini, a livello mondiale, i Governi devono affrontare profonde debolezze strutturali che la crisi ha evidenziato, ma che in molti casi erano presenti ben prima della crisi”. 

“La rimozione delle barriere che ostacolano l’imprenditorialita’ e limitano la capacita’ delle aziende di trarre il massimo vantaggio dalle conoscenze e dalla diffusione delle tecnologie e’ una priorita’ di riforma”, avverte l’Ocse, “la riduzione della disoccupazione continua a essere una sfida di primaria importanza per molti Paesi e in maggiore misura per i Paesi dell’Europa meridionale e centrale che registrano tassi di disoccupazione di lungo periodo particolarmente alti”. ” “Altri Paesi hanno sperimentato tassi relativamente alti di allontanamento dal mercato del lavoro (ad esempio gli Stati Uniti), di debole partecipazione delle donne (Corea e Giappone) o di elevata incidenza dell’occupazione informale (cio’ vale per la maggioranza delle economie emergenti)”, si legge ancora nel rapporto, “per far si’ che la crescita sia piu’ inclusiva, far fronte a queste sfide del mercato del lavoro e’ una priorita”‘. 

“Nei Paesi in cui la diseguaglianza di reddito e’ fonte di preoccupazioni, la maggior parte delle azioni circa le priorita’ dell’azione pubblica dovrebbero essere utili per ridimensionare la scala di distribuzione dei redditi”, prosegue il documento, “in un contesto di prospettive economiche globali deboli, il momento e’ opportuno per dare priorita’ a riforme che non solo stimolino l’occupazione e la produttivita’, ma che siano piu’ atte a sostenere l’attivita’ economica a breve termine”. “Oltre a sostenere gli investimenti in infrastrutture pubbliche, tali interventi includono la riduzione delle barriere all’entrata nel settore dei servizi, riforme dei benefici dei sistemi sanitari e pensionistici, misure sui servizi abitativi e programmi per facilitare la ricerca di un posto di lavoro e a favore della mobilita’”, scrive inoltre l’Ocse, “accrescere i risultati di breve termine derivati dalle riforme strutturali richiede altresi’ che le disfunzioni rimanenti del settore finanziario siano affrontate allo scopo di migliorare i flussi di credito destinati alle famiglie e alle imprese con un accesso limitato ai mercati finanziari”. “Nell’area dell’euro, una maggiore sincronizzazione delle riforme aiuterebbe altresi’ a ridurre i costi di transizione dando un maggior margine di manovra alla politica monetaria per attenuare un potenziale innalzamento dei tassi d’interesse reali che risulterebbe da un’inflazione persistentemente bassa”, conclude l’Ocse.   

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