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TEHERAN –  Nel primo test popolare dopo l’accordo sul ridimensionamento del programma nucleare iraniano e la fine delle sanzioni, oltre 33 milioni di persone, il 60% di un elettorato di 55 milioni, hanno votato per il rinnovo del Parlamento, finora a stragrande maggioranza fondamentalista, e dell’Assemblea degli Esperti, l’organismo di 88 religiosi che dovrà nominare in futuro la nuova Guida Suprema.

Insomma,  i riformisti ormai è assodato cavalcano l’onda della vittoria sotto la guida di Hassan Rouhani, superando di fatto il blocco fondamentalista. Perfino  tredici donne risultano elette nel nuovo Parlamento iraniano, Majlis, secondo i dati parziali riportati dal quodiano Etemad. In corsa erano circa 500 candidate su un totale di quasi 5 mila aspiranti deputati. Per l’Assemblea degli Esperti invece, il Consiglio dei Guardiani, l’organismo incaricato di preselezionare i candidati, aveva bocciato tutte le domande presentate da una ventina di religiose.

Ma questo riformismo decantato dali media come una vittoria non solo politica, ma anche sociale e culturale segna davvero una svolta? Difficile a dirsi. I fatti passati non depongono a favore di quel “riformismo” nel cuore del fondamentalismo, parola abusata e spesso condizionata per ventilare cambiamenti che non avvengono mai. D’altra parte l’Iran è un Paese davvero lontano dal nostro modello di libertà e giustizia, nonostante gli affari miliardari condivisi con le nostre aziende italiane. Rouhani su questo potrebbe essere definito un vero business man.

Ma al di là di questo non vanno dimenticati i dati delle associazioni che si battono per i dirtti umani. Proprio sotto la presidenza di Rouhani sono state eseguite almeno 2.277 esecuzioni a morte. Nel 2015 sono state 980, nel 2014 800, nel 2013 687 (dati dal rapporto Nessuno Tocchi Caino). Dall’inizio del 2016 se ne contano già un centinaio, almeno di quelle che si sanno.

Le condanne tra l’altro sono sempre esagerate rispetto al reato compiuto,. Basta pensare che per un furto si può rischiare la vita, oppure solo per reati di natura politica o di offesa contro l’Islam. Ma anche per molto meno, come il fatto di essere omosessuale che viene punito con la morte. E questo accadeva anche sotto la presidenza di Rouhani. Insomma, se questo è il riformismo c’è poco da stare allegri.

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