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La giungla di Calais, l’inferno dei dannati

ROMA – Sono ripresi i lavori di demolizione  di una parte delle baracche della “giungla” di Calais, dove risiedono  migliaia di richiedenti asilo che attendono di attraversare la Manica  per raggiungere l’Inghilterra.

Lo sgombero della baraccopoli nella  città portuale francese era iniziato ieri mattina senza incidenti, ma  nel pomeriggio sono scoppiati scontri fra gruppi di migranti,  sostenuti dai militanti del gruppo No Border, e la polizia che proteggeva gli operai intenti a demolire l’area sud del campo.

La Bbc riferisce che le tensioni sono continuate per tutta la notte, con la polizia antisommossa che ha sparato gas lacrimogeni contro i profughi che lanciavano pietre contro le squadre di demolizione. Le autorità vogliono che i migranti si spostino in container situati in un’altra zona della ‘giungla’, ma molti si sono rifiutati, temendo di essere costretti a chiedere asilo in Francia e rinunciare alla speranza di raggiungere il Regno Unito. Secondo le autorità francesi sono circa un migliaio le persone interessate dallo sgombero. Ieri circa 100 baracche sono statesmantellate, mentre altre 12 sono state date alle fiamme dai migranti. Nella notte circa 150 profughi si sono invece riversati sull’autostrada bloccando il traffico e lanciando sassi contro i veicoli diretti al porto. Poco prima delle 20 la polizia ha ripreso il controllo dell’arteria stradale, che era però ingombra di detriti. Almeno quattro persone, compresi alcuni attivisti, sono state arrestate.

Il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve ha voluto precisare che nulla e nessuno fermerà lo sgombero:  “L’attivismo di una manciata di militanti ‘No Borders’, estremisti e violenti non cambierà niente”: l’operazione di sgombero della ‘giungla’ di Calais “continuerà nei prossimi giorni, con calma e metodo, offrendo a ciascuno un posto, come da impegni del governo”.

Il ministro “riafferma la determinazione del governo a mettere al riparo i migranti, in particolare nella zona sud dell’accampamento in conformità alla decisione del tribunale amministrativo”, che il 25 febbraio ha respinto i ricorsi contro lo sgombero.

Anche Amnesty International è intervenuta sulla questione: “Le autorità francesi devono garantire  che non passeranno col bulldozer anche sui diritti dei migranti e dei rifugiati, molti dei quali con ogni probabilità sono in condizioni di estrema vulnerabilità” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

“La situazione a Calais non è evidentemente sostenibile, ma gli sgomberi non rappresentano alcuna soluzione a una crisi cui le autorità francesi e britanniche hanno voltato le spalle per anni. Occorre esaminare la situazione in chiave complessiva: non solo dai singoli aspetti del controllo delle frontiere, dell’alloggio e dell’igiene. A Calais ogni persona ha necessità e diritti che devono essere protetti” – ha proseguito Dalhuisen.”Le autorità francesi devono  assicurare che le persone di cui è previsto lo sgombero siano consultate in modo reale e che siano considerate tutte le opzioni a loro disposizione, tra cui facilitare l’accesso alla procedura d’asilo in Francia e fornire visti per il Regno Unito per i ricongiungimenti familiari o per altri buoni motivi che giustifichino l’ammissione. Sebbene vi sia il canale della Manica di mezzo, non è una questione di cui il governo di Londra si può lavare le mani”.

E’ l’Unicef, invece, a lanciare l’allarme minori: “I fatti di queste ore mostrano bambini  migranti disperati dal nord al sud dell’Europa, da Calais a Idiomeni:  sono la rappresentazione finale di un fenomeno che ha le sue radici  nella fuga da conflitti che la comunità internazionale non è riuscita a risolvere, che sono cresciuti in intensità e violenza nel corso degli anni e su cui l’Europa ha dimostrato grande fragilità”. E’quanto dichiara Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, per il  quale “è tardi per fare recriminazioni, i bambini non posso vivere gli incubi di queste ore”.

Sottolinea il rappresentante italiano dell’Unicef: “Tutti gli Stati protagonisti della chiusura dei confini o che hanno eretto muri  antistorici hanno ratificato la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Le immagini e gli episodi di questi giorni e dei  mesi passati sono la prova inconfutabile di una sua grave violazione:  è inaccettabile. Nessuno deve toccare questi bambini innocenti, non  meritano di aggiungere ai propri traumi da fuga altre e indelebili  ferite”.

      

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