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Mutui, morosità dopo 18 rate invece che 7. E’ scontro politico

ROMA – Il precedente del salvataggio delle quattro banche tra cui Popolare Etruria e le norme sul bail-in entrate in vigore il primo gennaio hanno alzato la “sensibilità” in Parlamento sui temi che riguardano il rapporto tra banche e consumatori.

Il decreto per recepire la direttiva europea che riguarda anche i mutui ha provocato così la sollevazione del M5S e le dure critiche dell’opposizione. Dopo il rinvio dei lavori di una settimana in commissione bilancio alla Camera, il Pd ha annunciato una serie di modifiche al provvedimento pro-consumatori. La principale è che sarà considerato inadempimento la morosità di almeno 18 rate del mutuo e non più sette. Si assiste a una sorta di competizione al rilancio su misure a salvaguardia dei clienti-consumatori (nel caso specifico chi sottoscrive un mutuo per l’acquisto di un immobile).

Ma come spesso accade, in queste gare si rischia di creare confusione normativa che finisce per render ancora più complesse, lunghe e onerose quelle procedure che tutti, a parole, intendono semplificare e velocizzare. Cercando il giusto equilibrio tra tutele per le persone in difficoltà e quelle che riguardano i diritti dei creditori. Ma evidentemente sembra un esercizio quasi impossibile.Da alcuni giorni il numero “magico” al centro del dibattito sui mutui è il sette. Il numero di rate non pagate che consentirebbe alla banca di entrare in possesso della casa. In realtà il decreto in esame non introduce il vincolo delle sette rate. Il testo approvato dal consiglio dei ministri indica “fermo restando quanto disposto” all’art. 40 del testo Unico bancario del 1993. “La banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento – recita l’articolo della riforma bancaria di 23 anni fa – quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata”.La direttiva europea, ma prima ancora lo stesso legislatore italiano, mirano a snellire e velocizzare le procedure in caso di mancato pagamento delle rate. Governo e parlamento senza alcuna polemica e scontri l’estate scorsa è intervenuta sul tema dei mutui in occasione del provvedimento sulla riforma del diritto fallimentare introducendo importanti novità che riguardano le aste immobiliari, che oggi durano anche 8-9 anni nei vari tribunali italiani.E tra le novità è già nell’ordinamento la possibilità che le banche subentrino nelle proprietà. In particolare gli istituti di credito possono chiedere l’assegnazione dell’immobile senza dover ricorrere a società terze per partecipare alle aste come accadeva fino al luglio scorso.Inoltre le norme in vigore da agosto consentono di fare offerte alle aste immobiliari fino al 25% in meno rispetto alla base d’asta con la finalità di far scendere l’abnorme numero (circa l’80%) di aste che vanno deserte. Infine per evitare il rischio di valutazioni troppo elevate il compenso del perito nominato dal tribunale non è più legato al valore dell’immobile.Tutto ciò è passato in Parlamento senza provocare le feroci polemiche degli ultimi giorni. Anche perché da anni c’è un consenso politico quasi unanime sulla necessità di rivedere le procedure fallimentari, uno dei principali ostacoli agli investimenti esteri nel paese. Ma, forse, la scorsa estate non soffiavano ancora i venti della campagna elettorale.  

 

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