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GENOVA – Dopo aver preso visione di documenti e testimonianze che dimostrano la condizione inumana e degradante in cui operano oltre 30 mila addetti alla manutenzione dei tombini di Mumbay in India (Municipal Conervancy Workers), EveryOne Group ha trsmesso un appello urgente – firmato dai presidenti Roberto Malini, Dario Picciau e Glenys Robinson – alle istituzioni della città più popolosa del mondo (oltre 12 milioni di abitanti), al governo dell’India, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e al Commissario europeo per i diritti umani affinché si fermi questa inaccettabile violazione dei diritti umani.

I manutentori di Mumbay sono soggetti a grave pericolo di morte (la percentuale di decessi sul lavoro fra di loro è altissima), contraggono gravi patologie, ricevono paghe da fame e vivono in tuguri con le loro famiglie, hanno una speranza di vita media fra le più basse rispetto a qualsiasi altro gruppo sociale. Tutti i manutentori di Mumbai appartengono all’etnia dei Dalit, che un tempo erano chiamati “intoccabili” e – oggi come allora – non hanno diritti civili né umani essendo esclusi dalle quattro caste. I Dalit sono discriminati, privati del diritto alla proprietà, esclusi dall’accesso alle pari opportunità, costretti a  lavorare come schiavi e sottoposti ad abusi sia da parte delle forze dell’ordine che della magistratura. L’appello promosso da EveryOne Group chiede l’approvazione di leggi che pongano i manutentori di Bombay e i Dalit nel loro complesso in una condizione di uguaglianza rispetto agli altri cittadini. Nel frattempo, chiede l’attuazione di misure urgenti per garantire sicurezza, igiene e modalità umane in relazione all’opera di manutenzione dei Municipal Conservancy Workers di Mumbay e di tutta l’India. 

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