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Droga. Attesa la pronuncia della Corte Costituzionale sulla coltivazione ad uso personale

Patrizio Gonnella, Antigone: “Ci auguriamo favorisca un cambio di politiche”

ROMA – Domani la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi sul fatto che alcune condotte propedeutiche al consumo di cannabis, relativamente alla coltivazione ad uso personale, saranno o meno ancora reato.
La questione nasce dalla Corte di Appello di Brescia che, con una propria ordinanza, ha posto alla Corte Costituzionale «la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni dell’art. 75 D.P.R. n. 309/90, nella parte in cui escludono tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, qualora finalizzate al solo uso personale dello stupefacente, la condotta di coltivazione di piante di cannabis, in relazione ai principi di ragionevolezza, uguaglianza e di offensività, quali ricavabili dagli artt. 3, 13, comma secondo, 25, comma secondo e 27, comma terzo, Carta Cost.»

In tal senso la Corte si riunirà per deliberare sull’irragionevole esclusione della coltivazione tra le condotte propedeutiche al consumo personale passibili di sanzione amministrativa e avrà l’opportunità di cambiare orientamento rispetto al 1995 quando stabilì con sentenza 360/95 l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art.75 e dell’art 73 DPR 309/90 e confermava l’illiceità penale della coltivazione di marijuana e di stupefacenti. La ragione della bocciatura del 1995 stava nel fatto che la coltivazione comunque apporterebbe un aumento della quantità di stupefacente disponibile sul nostro territorio nazionale (da cui la puniblità penale) e che tale aumento di disponibilità venisse ritenuto escluso solo in casi in cui la coltivazione avesse dimensioni ridottissime e che potremmo definire anche ben al di sotto delle necessità di consumo personale del singolo coltivatore.

Una sentenza che favorì un paradosso, ovvero quello per cui chi coltiva cannabis per il suo uso personale risponde della sanzione penale, o comunque deve subire un processo,  e chi acquista al mercato nero sempre per farne uso personale ne risponde solo a livello amministrativo. Si favorisce in tal modo il ricorso al mercato illegale. Eppure il Legislatore non si è accorto di tale ovvietà e non è intervenuto per decretare che tutte le condotte propedeutiche al consumo personale non meritano la sanzione penale. 

“L’augurio per la sentenza di domani è duplice” dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Da una parte ci auguriamo che la Corte Costituzionale chiarisca che la coltivazione per uso personale non solo non accresce lo stupefacente presente sul mercato, ma anzi che rappresenti un antidoto contro le mafie. Dall’altra che una sentenza positiva dia la spinta al legislatore affinché su questi temi ci sia un cambio di politiche radicale che vada incontro alla depenalizzazione dell’utilizzo di droghe e alla decriminalizzazione dei consumatori”.

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