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ROMA – “Siamo un Paese che corre con il freno a mano tirato”. E’ questo il primo commento rilasciato dal coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, in merito ai dati pubblicati quest’oggi dall’Istat sulle previsioni di crescita del Pil nel primo trimestre di quest’anno (+0,1 per cento).

“Con un carico fiscale e un tasso di disoccupazione che rimangono  ancora eccessivamente elevati, una burocrazia che continua a penalizzare chi fa impresa e con una domanda interna ancora troppo debole – prosegue Zabeo – fatichiamo molto più degli altri paesi dell’Eurozona ad agganciare la ripresa economica. Se teniamo conto che per la stragrande maggioranza delle aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione, i prestiti bancari sono in calo, condizionando gli investimenti e la capacità di dar vita a nuovi processi innovativi, quest’anno sarà molto difficile centrare gli obbiettivi di crescita che il Governo si è prefissato nei mesi scorsi”.

La preoccupazione della CGIA è ribadita anche dal Segretario, Renato Mason, che dichiara: “Se il Paese vuole lasciarsi definitivamente alle spalle la crisi che, praticamente, ci attanaglia dal 2008, non abbiamo scelta. Dobbiamo abbassare drasticamente le tasse, razionalizzare la spesa pubblica  e, in particolar modo,  rilanciare gli investimenti pubblici. Altrimenti rischiamo di scivolare in una fase di stagnazione economica molto preoccupante.”

Critici anche Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di federconsumatori e Adusbef: “Il Paese è fermo. I dati odierni dell’Istat testimoniano una crescita pressoché impercettibile, sicuramente insufficiente per poter parlare di ripresa.”  Per poter dichiarare che la crisi è ormai alle spalle c’è ancora molto da fare, specialmente sul versante dell’occupazione e della domanda interna. Basti pensare che, secondo le nostre rilevazioni, dal 2012 al 2015 la contrazione della domanda interna ha registrato una diminuzione del 10%. Un dato allarmante che, unito ai livelli gravi di disoccupazione che ancora interessano il nostro Paese, restituiscono un quadro ben lontano dalla “svolta” auspicata. Per questo è fondamentale intervenire al più presto, avviando ogni misura utile alla ripresa del mercato del lavoro, attraverso un serio Piano Straordinario per il Lavoro che preveda investimenti per: l’innovazione e la ricerca;  la realizzazione di infrastrutture, soprattutto al Sud;  la realizzazione di un programma di sviluppo per il settore del turismo, vera risorsa del nostro Paese; la messa in sicurezza del patrimonio culturale e scolastico.

“Non dimentichiamo che combattere la disoccupazione significa agire positivamente per una redistribuzione dei redditi in termini generali, facendo crescere così la domanda interna. Inoltre dare lavoro soprattutto ai giovani significa restituire prospettive e futuro all’intero Paese. Non dimentichiamo che ogni disoccupato pesa sulle spalle delle famiglie (nonni, genitori, parenti), che rappresentano la vera forma di welfare, con un onere di circa 450 euro mensili.”

Per il Partito democratico si tratta di proteste “strumentali volte a ingenerare preoccupazioni e tese esclusivamente a creare motivi di tensione”, che prendono di mira un provvedimento, ha spiegato il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, volto invece a “privilegiare i cittadini”.

Si potrebbe fare meglio? Forse sì. Si potrebbero prevedere ulteriori garanzie per quei cittadini che rischiano di perdere la casa perché, in casi davvero straordinari, non riescono più a pagare le rate (perché è evidente che se non si riesce a far fronte a ben 18 rate del mutuo il problema non è momentaneo ma diventa strutturale)? Anche in questo caso probabilmente la risposta è sì e comunque la politica dovrebbe farsene carico. Ma la ricerca di una soluzione che non passi per l’azzeramento preventivo delle proposte altrui, non è un esercizio con il quale il M5S ha sufficiente confidenza. Nemmeno se in ballo c’è un bene tanto caro agli italiani come la casa.

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