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ROMA – La situazione dei migranti è prossima al collasso. Per questo  la Slovenia e la Croazia hanno deciso di chiudere le frontiere per bloccare il flusso di migranti in arrivo dalla Turchia che transitano sul loro terrirorio.

Insomma, la parola d’ordine è bloccare la cosiddetta rotta balcanica, per la quale potrebbe innescarsi un vero effetto domino, in cui anche Serbia e Macedonia potrebbero decidere di chiudere il loro passaggio. La situazione resterebbe invariata solo per i richiedenti asilo politico, a patto che dimostrino l’urgenza della loro condizione sul piano umanitario.

Nel frattempo il vertice dei leader Ue con la Turchia sulla crisi dei migranti si chiude con un’intesa di principio, di fatto un modo per prendere tempo fino al prossimo vertice del 17 e 18 marzo.  Ma non sarà di certo un  accordo facile. La Turchia,  che già ospita due milioni di rifugiati, ha proposto all’Ue un sistema di reinsediamenti secondo uno scambio di ‘uno a uno’, dicendosi disposto a riprendere tutti i migranti che hanno raggiunto illegalmente l’Ue da una certa data in poi (e non in modo retroattivo) – sia quelli economici che i richiedenti asilo – ma per ogni profugo siriano riammesso, chiede che i Paesi dell’Unione ne accolgano uno in modo legale dal suo territorio. In contropartita Ankara ha chiesto tre miliardi aggiuntivi (oltre ai tre già previsti) per il 2018, che l’Europa dovrebbe stanziare sulla base di progetti per migliorare le condizioni di vita dei profughi; l’apertura di cinque capitoli per il processo di adesione Ue (gli stessi che aveva messo sul tavolo già a novembre); la liberalizzazione dei visti a giugno, anziché ottobre; e ‘aree umanitarie sicure’ in Siria.

“E’ il secondo vertice in tre mesi. Questo dimostra quanto la Turchia sia indispensabile per l’Ue” e viceversa, aveva detto Davutoglu al suo arrivo, sottolineando: “La Turchia è pronta ad essere un membro dell’Ue”. L’Unione però non sembra altrettanto pronta e il vertice straordinario, che all’origine doveva durare una mezza giornata, si è trasformato in una lunga corsa a ostacoli. Durante il consesso c’è stata maretta anche sulla validità giuridica delle riammissioni prospettate. Alexis Tsipras dice di avere già un accordo in questo senso, altri però dubitano che sia giuridicamente sostenibile. Tra le varie opzioni circolate anche la possibilità di destinare i 54mila ricollocamenti, di cui mesi fa Budapest aveva rifiutato di beneficiare, ai reinsediamenti dalla Turchia. “Molti sono disponibili a questa ipotesi” anche alcuni Paesi di Visegrad, spiegano fonti diplomatiche.

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