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ROMA – Una satira divertente dal retrogusto amaro. Fino al prossimo 17 aprile Elio Crifò ed Emy Bergamo portano in scena al teatro Belli di Roma La Classe DiGerente 3-La rivoluzione.

Uno spettacolo dal ritmo serrato scritto e diretto dallo stesso Crifò che mostra le ‘storture’ della nostra classe dirigente di tutti i secoli, soffermandosi in particolare modo sulle responsabilità individuali e collettive. Si parte dall’antica Grecia e si arriva fino ai nostri giorni, passando da papi, re e giocatori. Un testo quasi ‘filosofico’, visto che nonostante l’incalzare dei fatti (meglio delle malefatte) narrati, Elio dona spazio anche a una riflessione più profonda sul passato e sul presente degli uomini: un tempo, quando teoria e azione politica non coincidevano, i popoli insorgevano contro chi li mal governava; oggi, nonostante la realtà mafiosa in cui viviamo e la totale incoerenza dei nostri governanti, preferiamo fare la rivoluzione con un tweet, senza muoverci dalla sedia. ‘Del resto – come recita la brava Emy Bergamo – se beviamo il latte senza lattosio possiamo compiere una rivoluzione senza ribellarci!”.

E così, consci di questa ‘impossibilità’ non impedita (in quanto causata solo dal sonno delle coscienze) di qualsiasi ribellione, Elio ed Emy per oltre un’ora ci incatenano al palco facendoci ridere di noi stessi e della classe digerente che, indegnamente (?), ci rappresenta. Quasi una commedia dei contrari questa scritta dall’irriverente Crifò: da una parte la santità del Giubileo della Misericordia, dall’altra la gestione data alla Chiesa dei bordelli italiani fino al 1958 (una prostituta a parrocchia, un bordello a diocesi); da un lato la caparbietà di uomini come Franco Caddeo, che hanno dato la vita per la verità, dall’altra il riciclaggio di denaro sporco affidato alla grande distribuzione organizzata (da leggersi in stile mafioso). E così via…. se il pubblico ride per le tante battute, senza dubbio c’è da chiedersi se non si tratta di una risata catartica che serva quasi da sfogo: ritrovarsi in uno dei più antichi teatri di Roma, per una sera, a lasciarsi intrattenere da un uomo e da una donna che, con un candido sorriso, ci fanno capire che i veri ‘terroristi’ siamo noi, che accettiamo di vivere così, senza più guardarci dentro né intorno, ma solo fissando dritto davanti a noi, senza altra prospettiva che chiedere pietà a un Cristo in croce che ci incita alla ribellione o uno schermo piatto che ci rimanda solo il riflesso della nostra sbiadita indignazione. Uno spettacolo da non perdere per chi vuole guardare in faccia, per una sera, la nostra classe digerente.

Foto di Patrizia Cortellessa

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