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La politica di Trump: prima gli Usa poi tutti gli altri

ROMA – Nonostante il “cappotto” che il vecchio e simpatico senatore del Vermont, Bernie Sanders ha inferto in tre piccoli Stati dell’Est ad Hillary Clinton, mancano ormai poche settimane al verdetto delle primarie americane e alla scelta dell’ex segretario di Stato Clinton per i democratici e del miliardario Donald Trump per i repubblicani.

Poi occorrerà prendere in esame altri elementi ancora poco chiari per capire chi sarà a novembre il nuovo presidente americano ma si può scommettere fin da ora che la gara si concentrerà sul binomio iniziale Trump-Clinton più che su altri nomi.

Se questo è vero, ha qualche interesse l’attenzione sulle parole che Trump ha pronunciato sabato scorso in occasione dell’ultimo scontro in alcuni Stati più ricchi di delegati  per lui di quelli vinti da Sanders sulla Clinton. Rispondendo a un giornalista del New York Times  Trump chiede che il resto del mondo occidentale che si coalizza con Washington paghi in termini di maggior impegno militare o in denaro quello che finora si dà per scontato quello che viene dagli Stati Uniti e vuole che la Germania e i paesi del Golfo debbano pagare di più di quello che han fatto finora per istituire e difendere zone di sicurezza che è necessario istituire in Siria per i profughi.

“L’America viene prima di tutti e tutti gli altri paghino” ha detto Trump nella sua intervista in cui il candidato repubblicano illustra una nuova politica estera che sia una fusione tra tattiche imprenditoriali e strategie con cui pensa di restaurare la potenza, che lui considera “compromessa” degli Stati Uniti. “Non sono un isolazionista, ma sono “America First” – argomenta – da anni ci mancano di rispetto, ci prendono in giro,si approfittano di noi, ma nessuno se ne potrà approfittare. Così America first  vuol dire che non verremo più derubati.

Da anni ci mancano di rispetto, si approfittano di noi, ma nessuno se ne potrà più approfittare. Tradotte alla luce dell’interesse non solo nazionale ma anche economico bisognerà ricordare tutte le tradizionali alleanze degli Stati Uniti da quelle con i paesi moderati del mondo arabo a quelle con i Paesi europei con i quali c’è stata una forte alleanza nel cinquantennio della “guerra fredda”. Tutti dovranno fare la propria parte anche nella lotta all’IS. Così, se verrà eletto presidente, ha spiegato Trump, gli Stati Uniti potranno interrompere l’acquisto del petrolio saudita se l’Arabia saudita e altri alleati arabi non dispiegheranno truppe di terra nella lotta allo”Stato islamico” o “rimborseranno in modo sostanziale” gli Stati Uniti per l’impegno militare contro l’organizzazione terroristica che minaccia la loro stabilità. “Se l’Arabia Saudita non avesse il manto della protezione americana, non crede che sarebbe ancora in piedi” ha affermato il miliardario americano illustrando il nocciolo di una politica estera con cui vuol ridare un ruolo centrale agli Stati Uniti.

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