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ROMA – Sembra che l’incontro tra governo e sindacati sia terminato con una promessa da parte dell’esecutivo, ovvero quella di alzare le pensioni minime. Un tema del quale si parla da tempi immemori, che però finora non ha trovato una soluzione fattiva.

Il governo Renzi , dal canto suo, promette non solo di lavorare sull’anticipo pensionistico per dare la possibilità di uscire prima rispetto ai requisiti della legge Fornero, “rinunciando a qualcosa”, ma sta valutando “interventi sulle pensioni minime”, che sono “troppo basse”.  Oggi i trattamenti minimi si aggirano sui 500 euro al mese. In ballo anche l’ipotesi dell’estensione degli 80 euro.  Quello di ieri, tuttavia, è stato un primo incontro per definire “l’agenda”, a cui ne seguiranno altri due, in tempi brevi, per affrontare nel merito “i due grandi capitoli”: la previdenza e il lavoro. 

E’ un confronto che si apre “dopo lungo tempo. Non è una novità da poco”, ammette il numero uno della Cgil, Susanna Camusso. Nei prossimi incontri “di merito misureremo anche se il confronto si traduce in una effettiva disponibilità a costruire soluzioni o si limita all’ascolto”, aggiunge. “Dal punto di vista del metodo abbiamo iniziato col piede giusto. Vedremo se sarà così anche nel merito”, afferma sulla stessa linea il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. Parla di “giornata positiva” il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, auspicando che “segni davvero un cambio di passo nel rapporto tra governo e sindacati”. L’intenzione, spiega Poletti, è di arrivare “laddove possibile a soluzioni condivise”; obiettivo che “non modifica le responsabilità” di ciascuno e quella del governo “è di prendere decisioni”, ribadisce il ministro del Lavoro. Mentre il premier parla di concertazione dicendo che va bene ma “non pensiamo che sia la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui”. Sul capitolo previdenza, inoltre, Renzi torna ad assicurare che “non ci sono ipotesi di interventi sulle pensioni di reversibilità”, mentre in tema di lavoro ribadisce l’intenzione di “rendere stabile la riduzione del cuneo fiscale”. Sul tappeto, poi, ci sarebbe anche l’ipotesi di un intervento per rendere meno oneroso il riscatto della laurea. L’ipotesi, che trova qualche conferma, avrebbe il pregio di consentire un accorciamento dei tempi per andare in pensione ma ovviamente con minori contributi versati e quindi con una riduzione dell’assegno mensile.

 

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