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Libri. “Diamoci un toner” di Vito Cioce

Quando un (non)libro merita di essere (non)letto

Quando si nega la negazione scrivendo, quando il progetto virtuale di un e-book diventa un libro cartaceo a tutti gli effetti, quando un autore si rifugia dietro l’alibi di un finto fratello per scrivere, ecco che nasce il non-libro “Diamoci un toner” di Vito Cioce (pardon, del suo gemello di penna!), un’alternativa totalmente inusuale rispetto ai classici stereotipi di lettura. Giornalista, ex vicedirettore di Radio 1 Rai (fecero clamori le sue dimissioni di natura deontologica dal canale qualche anno fa) e attuale conduttore dell’originale programma “Radio 1 Plot machine”, Cioce si mette a nudo e in totale discussione aprendo il suo mondo privato e professionale (neanche troppo immaginario, anzi drasticamente reale) agli occhi dei curiosi di penna.

Una comicità incredibilmente paradossale quanto linguistica – il dialetto barese impervia nei punti clou dell’opera per snellire le complicate vicende relazionali e lavorative del (non)autore – permea una trama che strizza l’occhio a una commedia di Checco Zalone e che non dubitiamo possa un giorno trasformarsi in una (non)fiction.

Cioce uno e due, fratelli conviventi agli antipodi caratteriali, condividono l’ardua quotidianità tra momenti goderecci a tavola, appuntamenti illusoriamente sentimentali con l’acchiappo di turno (regolarmente finiti in buche poi riempite da amiche facilone), amicizie un tantino coatte (Pidieffe e Er Pajata sono i perfetti deuteragonisti nonché complici delle trovate di turno) e segreti professionali ardui da digerire.

Il corteggiamento dell’orrida, appicicaticcia e non benalitante Zella Zappazzolla, tuttavia figlia di un direttore di palinsesto che può rendere maggiormente sicuro l’avvenire del protagonista, rende difficile la vita ad entrambi, soprattutto quando la sfida è un provino per diventare il nuovo conduttore di un noto programma.

Autobiografia timidamente accennata in molti casi con una smaccata ironia decisamente “sui generis”, il non-libro affronta scherzosamente uno dei temi più attuali (e purtroppo senza tempo in Italia): quello che c’è “rovinosamente” dietro il panorama della radio e della televisione, ovvero la rincorsa per accaparrarsi un lavoro nella gran parte dei casi mai pilotata da una corretta meritocrazia.

Se condurre è un’impresa di cui, nonostante gli sforzi onesti e i tentativi del dietro le quinte, non è mai assicurato un lieto fine, verosimilmente per l’autore e il non autore che gli sta dietro a reggere il gioco “scrivere simboleggia un amletico diuretico dell’anima”. Si scrive, in pratica, per scongiurare seri rischi da ipertensione, secondo Vito Cioce… In realtà,  leggendo questo scorrevole non-libretto dal titolo calembouresco, più che un improvvisato tentativo di evasione dallo stress, “Diamoci un toner” è un architettato lavoro ricolmo di graffiante freschezza e congegnate situazioni che costringono l’occhio, anche non volendo, ad andare avanti in una sbeffeggiata ed accattivante lettura, fermandosi solo per dare adito allo spirito di ritemprarsi dopo il sorriso interiore causato dall’improbabilità (in realtà tutta vissuta) di certe gag situazionali.

Un’opera equilibrata tra scelta dei personaggi e contesti, tra battute spicciole e retroanalisi psico-familiari, tra nomenclature ritrattistiche tout court e background pugliesi ad hoc, che rendono questo libercolo scritto da Vito Cioce’s broter  una “chicca” davvero inaspettata.

Elisabetta Castiglioni

Titolo: Diamoci un toner

Sottotitolo: Storia di un non-libro

Autore: Vito Cioce’s brother

Editore:Alter Ego

Collana: Agathoi

ISBN: 978-88-9333-025-1

Pagine: 176

Prezzo di copertina: Euro 14,00

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