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Addio a Mohammed Ali, leggenda della boxe e della vita

MIAMI – Muhammad Ali, leggenda della boxe, è morto all”età di 74 anni. L”annuncio è stato dato da un portavoce della famiglia: ricoverato giovedì in un ospedale di Phoenix, Arizona, l’ex campione del mondo dei pesi massimi soffriva di una malattia respiratoria complicata dal Parkinson, di cui era malato da tempo.

I funerali, è stato annunciato, si svolgeranno nella città natale di Ali a Louisville, nel Kentucky. Ali, nato Cassius Marcellus Clay, divenne celebre con la vittoria della medaglia d”oro dei pesi mediomassimi alle olimpiadi di Roma del 1960. Unico pugile al mondo ad aver conquistato per tre volte il titolo di campione del mondo dei pesi massimi Ali si ritirò nel 1981 dopo aver vinto 56 dei 61 incontri disputati. Ma la sua battaglia va oltre il ring, quando inizia la sua lotta personale per i diritti umani. Ancora oggi 

La storia

Sul ring, l’ultimo match di Mohammed Ali era stato contro Trevor Barbick l’11 dicembre del 1981, ma il suo ultimo combattimento e’ terminato venerdi’ 3 giugno ed era durato 30 anni, da quando gli era stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Nato con il nome di Cassius Marcellus Clay Jr. l’uomo che diverra’ il piu’ grande pugile di tutti i tempi aveva cambiato il nome in Mohammed Ali quando si era convertito all’Islam. Atleta capace di danzare come una farfalla e di pungere come un’ape sul ring, ma soprattutto un mito e un simbolo anche fuori dal ring, Mohammed Ali era nato il 17 gennaio del 1942 a Louisville (Kentucky) e il suo debutto sulla scena mondiale era stato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 quando aveva conquistato l’oro per i pesi massimi. Quattro anni dopo era stato incoronato campione mondiale professionista. Sul ring della vita dovette cominciare a combattere molto presto essendo cresciuto nel sud dell’America dei pregiudizi razziali e la discriminazione. Forse proprio per questa sua rabbia abbraccio’ la boxe, a cui arrivo’ per caso e uno strano incontro del destino, quando a 12 anni gli rubarono la moto. Cassius disse alla polizia che voleva picchiare il ladro e l’agente, Joe Martin, era anche allenatore di pugili in una scuola locale. Il ‘piu’ grande’ comincio’ allora a lavorare con Martin per imparare la tecnica della boxe e ben presto sali’ sul ring. Fu un crescendo di successi. Cassius riusciva ad accompagnare alla figura imponete (era alto 1,91), la velocita’ e la leggerezza della danza: un’accoppiata vincente che lui stesso, anni piu’ tardi, fotografo’ dicendo che sapeva “volare come una farfalla e pungere come un’ape”. Dopo aver conquistato l’oro olimpico contro il polacco Zbigniew Pietrzkowski ai giochi di Roma, Cassius passo’ al professionismo, continuando a vincere sul ring. E comincio’ a inanellare una serie di successi: nel 1963 batte il peso massimo britannico Henry Cooper, nel 1964 a 22 anni batte Sonny Liston e diventa campione mondiale dei pesi massimi. Batte di nuovo Liston nel 1965. E nel marzo del 1971 al Madison Square Garden di New York di fronte a Joe Frazier con una borsa ma vista per l’epoca (2,5 milioni di dollari per ciascuno) subi’ la sua prima sconfitta. Nel ‘combattimento della giungla’ Ali recupera il titolo mondiale dei pesi massimi mettendo k.o. George Foreman all’ottavo round a Kinshasa, all’ora Zaire, il 30 ottobre del 1974: il promotore Don King raccoglie 10 milioni di dollari, tra gli spettatori Mobutu.E torna a sconfiggere il suo acerrimo rivale, Joe Frazier, il 1 ottobre del 1975.

Ma nel 1967 Cassius Clay, apertamente contrario alla guerra in Vietnam, comincia una nuova battaglia: chiamato nell’esercito nell’aprile del 1867, rifiuta di arruolarsi adducendo il suo credo religioso e la sua opposizione alla guerra: viene arrestato, privato del titolo mondiale e della licenza di pugile. E comincia una battaglia con il Dipartimento di Giustizia americano che lo tiene fuori dal ring per tre anni, sette mesi e quattro giorni nel momento migliore della sua carriera sportiva e prestanza fisica. La Corte Suprema americana revoca la condanna nel giugno del 1971. Si ritira dal ring nel 1981 con un record di 56 vittorie (37 per k.o.) e cinque sconfitte (una sola per k.o.); e tre titoli mondiali dal ’64 al ’67, dal ’74 al ’78 e poi per un’ultima breve parentesi nel ’78, quando viene incoronato migliore sportivo del XX secolo. Dopo il suo ritiro, dedica gran parte della sua vita alla filantropia. Nel 1984 annuncia la malattia, una condizione neurologica degenerativa, e il suo impegno e nella raccolta di fondi per l’Ali Parkinson Center Mahoma a Phoenix, Arizona. Nel 1998 viene nominato Messaggero di Pace dalle Nazioni Unite per il suo lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Ormai e’ una leggenda unica dentro il mondo dello sport, accettato da tutti bianchi e neri, come il vincitore della battaglia dell’uguaglianza dei diritti, a prescindere dal colore della pelle e del credo religioso. 

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