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Cucchi: Stefano torturato come Giulio Regeni

ROMA – “Oggi al processo contro i medici, alla corte di Assise d’appello di Roma, accade questo: il procuratore generale inizia la sua requisitoria affermando chiaramente che Stefano e’ stato vittima di tortura come Giulio Regeni. ‘Stefano e’ stato ucciso dai servitori dello Stato’. ‘Si tratta di stabilire solo il colore delle divise'”. Cosi’ in un post su Facebook Ilaria Cucchi, la sorella del geometra romano arrestato nella notte tra il 15 e 16 ottobre del 2009.

”La verità finalmente in aula. Basta avere occhi per vedere e orecchie per ascoltare”. E’ il commento dell’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, a margine dell’udienza del processo d’appello bis per i medici del reparto detenuti dell’Ospedale Pertini di Roma, dove Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per droga. “È evidente che se Stefano non fosse stato pestato non si sarebbe ridotto in quelle condizioni per poi morirne. Così come è evidente, a dispetto degli affanni di medici legali periti, che gli specialisti nominati dal giudice hanno riconosciuto il nesso causale tra la morte e il pestaggio. Ora non siano solo noi ad affermarlo. Lo dice anche il pg di Roma ma soprattutto lo dicono gli atti”, spiega il legale. “La verità è andata in onda in quest’aula per merito dell’avv. Maccioni legale di Cittadinanza attiva e del procuratore generale Rubolino – ha aggiunto Ilaria Cucchi – Dedico questa udienza al professore Introna, capo dei periti del gip nell’inchiesta contro i carabinieri, e alle sue immagini prese sul web”.

“Ancora una volta in un’aula di tribunale italiana si torna a parlare di tortura e, ancora una volta, dobbiamo constatare la mancanza di questo reato nel codice penale”, sottolinea Patrizio Gonnella presidente dell’associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri. “Dopo essere stato approvato alla Camera nell’aprile scorso – prosegue – il testo della legge è tornato al Senato dove si è arenato, fino ad essere tolto dall’ordine del giorno dei lavori”. “Sono oltre 27 anni che l’Italia aspetta il reato e non possiamo più permetterci di far passare del tempo nel dare seguito agli impegni internazionali assunti”. “Per questo – conclude Gonnella – chiediamo ancora una volta al Presidente del Consiglio Renzi di farsi garante dell’approvazione di una legge che punisca la tortura”

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