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WASHINGTON – Con la vittoria di Hillary Clinton a Washington Dc cala il sipario sulle primarie del 2016, all’indomani della strage di Orlando, il peggior attentato terroristico in Usa dall’11 settembre del 2001.

L’ex Segretario di stato ha conquistato la capitale americana con il 78,7% dei consensi contro 21,1% del rivale Bernie Sanders. Complessivamente, comprese le consultazioni repubblicane, le primarie del 2016 hanno registrato un record di votanti, oltre 60 milioni, superando il picco di 58-59 milioni del 2008. Sara’ dunque Hillary contro Donald Trump alle elezioni generali di novembre, anche se il senatore del Vermont non accenna ancora a ritirarsi. L’obiettivo, dichiarato, e’ quello di ottenere garanzie sulle istanze che hanno galvanizzato milioni di supporter di Sanders: contro le diseguaglianze, a favore della classe media, per la sanita’ universale, per l’istruzione, per il clima. L’annunciato faccia a faccia tra i due candidati del partito dell’Asinello si e’ svolto a Washington, poco dopo la chiusura delle ultime primarie. Sanders illustrera’ le sue intenzioni nella giornata di giovedi’ con un intervento in live streaming.

Hillary ha “matematicamente” vinto la nomination democratica la scorsa settimana, superando la fatidica soglia dei 2.383 delegati necessari per la nomination che sara’ formalizzata solo dopo la convention di luglio a Filadelfia. L’endorsement del senatore del Vermont, dopo quello del presidente Barack Obama, sarebbe importante per Hillary che si aggiudicherebbe cosi’ i suoi delegati e i suoi donatori. Il massacro della Florida non ha lasciato spazio alle celebrazioni per la fine delle primarie, infuocando il dibattito tra i candidati sul terrorismo. “Oggi ho ascoltato il presidente Obama: era piu’ arrabbiato con me che con il killer…quello e’ il tipo di rabbia che doveva essere rivolta contro l’assalitore e i killer che non dovrebbero trovarsi qui”, ha tuonato il tycoon newyorchese durante un comizio a Greensboro, nella Carolina del Nord, mentre erano in corso le primarie dem di Washington. Obama, senza mai menzionare esplicitamente in candidato repubblicano, era intervenuto in diretta tv per stroncare le sue posizioni sui musulmani, definendole pericolose. “Non possiamo essere guidati da gente debole e non efficace”, ha rincarato il miliardario americano riferendosi al presidente in carica e alla rivale democratica. “Io non volevo farlo”, ha poi aggiunto spiegando di essere stato costretto a correre per la Casa Bianca dalle circostanze. “Se Obama fosse stato un grande presidente…ma come sapete – ha attaccato – e’ stato pessimo”. Ma sulla strada di Trump verso la presidenza non ci sono solo la Clinton e i democratici. Lo speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Paul Rayn ha definito “non negli interessi del Paese”, il bando sull’immigrazione musulmana rilanciato dal presunto candidato Gop alla presidenza dopo la strage di Orlando. 

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