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ROMA – Il Ministero della Salute ha emanato l’annuale documento sui fabbisogni della Salute che sarà presentato in Conferenza Stato Regioni e nel quale è contenuta una richiesta di posti per il prossimo bando per il corso di laurea di Medicina e Chirurgia di  8700, 800 in meno rispetto al bando dell’anno precedente.

“La richiesta risulta essere inferiore di più di mille unità rispetto alla richiesta avanzata dalle Regioni, riteniamo, pertanto inaccettabile, soprattutto a fronte delle sempre maggiori difficoltà territoriali del ssn, un investimento a decrescere. Per l’ennesima volta le istituzioni preposte giocano coi numeri sulla pelle non solo degli aspiranti medici, che vedono trascurato il loro diritto allo studio, ma anche della popolazione sempre più bisognosa di cure, in un contesto in cui il SSN è sempre meno adeguato a dare risposta a questo bisogno.” dichiara Alberto Campailla, Portavoce di LINK – Coordinamento Universitario, che aggiunge:

“Il Ministero agita per rafforzare questa sua richiesta i risultati della Joint Action Health Workforce Programming and Forecasting, senza tuttavia aver dato una dimensione pubblica né allo svolgimento di questa indagine né ai dati raccolti e ai suoi risultati, tanto è vero che non si spiega una richiesta inferiore a quella delle stesse Regioni che sarebbero dovute essere coinvolte nell’indagine.”

“L’impressione è che a determinare la programmazione dell’offerta di salute e quindi di formazione medica sia sempre più il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ribadiamo con forza che non ci si può basare solo sulle ristrettezze di bilancio e sulle curve pensionistiche per valutare il fabbisogno di personale medico sanitario futuro. Il Sistema Sanitario deve essere adeguatamente finanziato, coinvolgendo nell’analisi anche altri dati complessi come la migrazione delle popolazioni, il suo invecchiamento, il divario di reddito che si sta sempre più allargando su due fronti e la territorialità. ” continua Lorenzo Paglione, responsabile di LINK-Area Medica che aggiunge:

“A fronte del dato sconvolgente riguardante gli 11 milioni di Italiani che rinunciano alle cure per problemi economici, la riflessione sul modello di Sanità di cui si vuole dotare il nostro paese non è più rimandabile e deve riguardare anche la formazione medica; ma esso non può che basarsi sulle trasformazioni demografiche in corso e sui principi di universalità e possibilità di accesso per tutti, non sull’esigenza di contingentare le spese.”

“Chiediamo quindi al Ministero dell’Istruzione di non avallare questa richiesta di riduzione dei posti e di riaprire il dibattito sull’accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia, troppo frettolosamente chiuso 2 anni fa, coinvolgendo, inoltre, le rappresentanze studentesche e tutti gli attori del Sistema Sanitario.” conclude Alberto Campailla.

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