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ROMA – L’inaspettato Brexit sta sconvolgendo l’economia e la politica della comunità europea.

E ora il dito è puntato contro Cameron, il quale, secondo l”eurodeputato Pd, Gianni Pittella, presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici europei, “ha scommesso, ha fatto un bluff al poker per sistemare la situazione interna al proprio partito e per consolidare la propria leadership rispetto ad altre personalità, prima di tutte quella di Boris Johnson, ex sindaco di Londra, uno dei più agguerriti sostenitori della Brexit. Cameron ha giocato d’azzardo e ha perso e si trova con la Gran Bretagna fuori dall’Europa’. 

Analogo parere  è quello espresso dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: ” David Cameron ha commesso un errore, proponendo di fare il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Adesso però il voto va rispettato. La Gran Bretagna attivi al più presto le procedure per la separazione come previsto dall’art. 50 del Trattato”.  “Il problema è come reagire. Non basta – continua Gentiloni – difendere l’esistente o dire: se n’è andato il Regno Unito, andiamo avanti a 27”. Quindi, “il primo tema è come gestire la separazione, il secondo è il futuro, ossia immaginare una nuova architettura dell’Unione”. Quanto ai tempi della Brexit, ritiene che “non sarebbe un buon affare se discettassimo per mesi su come e quando avviare le pratiche del divorzio. Mi auguro perciò che alcune affermazioni del governo di Londra sui tempi siano frutto della comprensibile incertezza provocata dallo choc della sconfitta”. In ogni caso, osserva il ministro, “conserveremo un’ottima collaborazione su tanti dossier internazionali. Siamo paesi amici, alleati nella Nato, questo non cambierà con l’uscita del Regno Unito dalla Ue”. Secondo Gentiloni, d’ora in poi il ruolo dell’Italia nella Ue, è “destinato a crescere e questo significa che cresceranno le nostre responsabilità. Prima eravamo 4 player principali, ora siamo tre”.

“C’è un cocktail di fattori che potrebbe portare a varie soluzioni, compresa un’ulteriore spinta alla disintegrazione”, pensa ionvece il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.  “L’impensabile sta avvenendo. Si è avviata una doppia reazione a Brexit, finanziaria e politica. Ma la reazione finanziaria, almeno finora, è limitata. Mi preoccupa di più quella politica”, afferma il ministro che ritiene però il crollo delle borse di ieri “conseguenze dalle dimensioni compatibili con il funzionamento del mercato, sia pure sotto choc”. “Merita – a suo avviso – altrettanta attenzione la reazione politica. Si levano voci dall’Olanda e da altri Paesi del Nord, oltre ovviamente a Marine Le Pen in Francia, che chiedono altri referendum per uscire dall’Europa”. Padoan sottolinea che “la tendenza a pensare che le soluzioni nazionali funzionino meglio di quelle europee” è giustificata in parte “dall’inadeguatezza delle istituzioni europee”, “Ecofin compreso”, dove “prevale un atteggiamento quasi di ‘business as usual’: avanti come sempre. Ma la situazione che viviamo è eccezionale. Dobbiamo ripensare le grandi priorità”. E’ il momento “di rilanciarla e di cambiarla”, “l’Europa – dice il ministro – non può occuparsi solo di banche. Le stiamo stabilizzando, continueremo a farlo; ma dobbiamo occuparci anche dei cittadini. Perché qui c’è un problema di consenso sociale diffuso: bisogna che i cittadini ricomincino a pensare che l’Europa sia una buona idea”. 

INterviene anche l’ex premier, Romano Prodi sulla scottante questione europea.  “I cittadini non odiano l’Europa, odiano questa Europa, la gestione di questi anni: una politica che non capiscono, che li danneggia. Una politica che ha distrutto il ceto medio”. “Confido che la nuova Europa possa nascere lunedi’ a Berlino. Senno’ l’Europa finisce”. 

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