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Yara. Bossetti grida la sua innocenza. Stasera il verdetto

BERGAMO – “Sarò un ingenuo, uno stupido, ma non  sono un assassino”. E’ una delle frasi pronunciate in aula da Massimo  Bossetti accusato del delitto di Yara Gambirasio.


Nelle sue  dichiarazioni spontanee, l’imputato si rivolge alla corte d’assise di Bergamo: “se mi condannerete questo sarà il più grave errore  giudiziario di questo secolo”.  “Non vedevo il momento di poter parlare – ha detto Bossetti rivolto ai giudici – non vedevo l’ora di potervi guardare negli occhi per spiegarvi che persona sono, che non è quella che è stata descritta da tanti in quest’aula”. Bossetti, che indossa una polo azzurra e jeans e parla dal banco, accanto ai suoi avvocati, con voce rotta dall’emozione e leggendo un testo ha quindi ribadito: “non sono un assassino”. In aula ci sono sua moglie, Marita Comi, e sua sorella gemella Laura Letizia. 

“Sono più che certo che si è  verificato un errore” sulla prova regina del Dna “fatemi ripetere  l’esame”, aggiunge Bossetti. E poi: “Sono estremamente sicuro che quel Dna non è mio. Vi supplico, vi imploro – dice rivolto ai giudici della corte d’assise – di fare questa verifica. Datemi questa possibilità perché il risultato vi darebbe sicuramente la verità su di me”. Per Bossetti “è impossibile” che la traccia biologica trovata sugli indumenti della vittima sia sua perché “non solo non ho ucciso Yara, nemmeno l’ho mai conosciuta,  neppure un contatto ho avuto”.

Nel frattempo i giudici della corte d’assise di Bergamo si sono  riuniti in camera di consiglio per emettere il verdetto. La sentenza è attesa dopo le ore 20. Tre le ipotesi per l’imputato: ergastolo con isolamento diurno per sei mesi come chiesto dal pm Letizia Ruggeri,  una condanna ”ammorbidita” da possibili attenuanti per il muratore  incensurato o la libertà immediata dopo due anni in carcere. 

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