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Golpe in Turchia. L’esercito prende il potere,. Erdogan in fuga

ISTANBUL – I militari hanno preso il potere  in Turchia con i carri armati gli elicotteri e gli F16 dell’esercito che hanno volteggiato  su Ankara e Istanbul, dopo oltre 15 anni di potere del partito islamico di Erdogan.

Un colpo di stato in piena regola che ha lasciato attonito tutto il Mondo. Vi sono stati scontri ad Ankara tra l’esercito golpista e le forze della polizia fedeli al presidente  Recep Tayyip Erdogan, come ha reso noto l’emittente  al-Jazeera spiegando tra l’altro che i militari golpisti hanno lanciato bombe a mano. Anche nell’edificio che ospita la tv di stato Trt ad Ankara “è avvenuta un’esplosione”. 

Erdogan, dal canto suo, ha lanciato un appello ai turchi chiedendo loro di scendere in strada per opporsi al golpe: “Sono ancora io il presidente, resistete”. Ma del presidente al momento non vi è nessuna traccia. Una fonte militare americana lo dà in volo verso la Germania con il suo aereo diplomatico per chiedere asilo politico, ma il governo di Berlino gli ha negato l’atterraggio.

L’esercito ha diramato un messaggio a tutti i cittadini: tornate e restate nelle vostre case, mentre il premier, Binali Yildirim, denunciava il “tentato golpe”, attribuendolo ad un gruppo ribelle interno all’esercito: “Faremo tutto il possibile perché prevalga la democrazia. Il colpo di stato non riuscirà e i responsabili saranno puniti”, aveva dichiarato, aggiungendo che “i responsabili pagheranno il prezzo più alto”. Un braccio di ferro politico mediatico durato neanche una mezz’ora, prima che i militari prendessero il controllo della tv di Stato, annunciando ufficialmente di aver preso il potere. Lo abbiamo fatto, hanno specificato i militari, “per ristabilire l’ordine democratico e la libertà”, oltre a “ripristinare la laicità” dello Stato, “erosa dal governo” islamico di Erdogan. Con l’impegno a mantenere tutte le relazioni estere turche esistenti e a considerare lo stato di diritto una priorità. Quanto al presidente-sultano Erdogan, la Cnn riferiva che si trovava al sicuro. Intanto tutti gli obiettivi strategici cedevano uno dopo l’altro: carri armati all’aeroporto Ataturk di Istanbul e il conseguente blocco di tutti i voli; tutti i social network e le comunicazioni fuori dai media ufficiali bloccati, con la conseguente difficoltà a reperire informazioni. Sui media girano le foto di un cordone di soldati con alcune camionette di traverso che bloccano il principale ponte sul Bosforo che collega le due sponde di Istanbul. L’esercito ha poi imposto il coprifuoco e la legge marziale. Gli analisti ipotizzano – e le prime dichiarazioni dei miliari lo conforterebbero – che il golpe sia l’azione di un gruppo ‘kemalista’, che si rifà cioè al laicismo voluto dal fondatore della Turchia moderna, l’Ataturk Mustafa Kemal, della quale l’esercito, prima che Erdogan intervenisse pesantemente sui vertici militari del paese, era il custode costituzionale contro ogni tentativo di dirottare il Paese verso soluzioni diverse dal laicismo delle origini. Ma Erdogan ha puntato il dito contro la rete ‘gulenista’, ovvero del predicatore Fethullah Glen, come responsabile del golpe.

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