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FIUGGI (nostro inviato) “I was there” di Jorge Valdés-Iga  in Prima mondiale al Fiuggi Film Festival. Grande attesa per un’opera che,  seppur realizzata in tre mesi, ha visto una fase di post produzione di tre anni. Lunga gestazione per un film attualissimo: visto che non è cambiato lo scenario internazionale, che l’occidente si trova ancora sotto la minaccia di attentati terroristici come quello dell’11 settembre.

La storia è semplice ed è qui che risiede la sua complessità. GUS JOHNSON (James A. Lee) è un pompiere  della città di New York sfuggito al crollo delle torri gemelle. Sopravvissuto diviene un eroe. Il peso è tale che diventa un alcolizzato allontanandosi da moglie e figlio. Cosa racconta il film? Una storia di dolore e redenzione, quella dell’eroe caduto che deve rialzarsi. 

“Stavo tenendo una lezione presso lo studio Susan Batson di New York – dice il regista nell’incontro con la stampa e i giurati – quando James A. Lee mi chiama dicendo che deve parlarmi di una storia originale che ha scritto. Si tratta di un atto unico per il teatro che parla di un vigile del fuoco sopravvissuto all’11 settembre, un eroe  che deve confrontarsi con la sopravvivenza e il senso di colpa, interpretato proprio da lui. Io sono stato subito affascinato dalla storia. Siamo stati svegli tutta la notte a scrivere e abbiamo fatto lo stesso sabato e domenica. Lunedì mattina avevamo il soggetto completo. Ciò che mancava era l’antagonista, visto che James aveva pensato alla storia come atto unico. Per questo ha preso forma il personaggio del fotografo Samuel Lyons interpretato da Carl Ford. Abbiamo impiegato due settimane per scrivere la sceneggiatura completa. Tre mesi dopo avevamo finito le riprese.”

Questo può in parte spiegare il perché dei limiti del film che sembra essere girato da due registi diversi, ognuno seguendo una differente sceneggiatura pur basata sullo stesso soggetto. La prima parte del lungometraggio è intensa, toccante, mette in primo piano i rapporti umani e tutto l’inferno personale del protagonista , che lo allontana dalla vita e dagli affetti familiari. Un delicato e commovente viaggio nel dramma intimo di un uomo che cade e non riesce a rialzarsi, trascinando con sé le persone che ama.

 Jorge Valdés-Iga si rivela un raffinato autore capace di rappresentare i rapporti umani come avrebbe potuto fare il miglior Cassavetes o Polansky. Ma, e il “ma” è pesante, arriva la seconda parte del film. E tutte le attese, le emozioni, il fiato trattenuto, le lacrime che rincorrono le suggestioni, scompaiono. Ecco arrivare una sequenza sconnessa di scene in cui le relazioni umane svaniscono. Una sorta di documentario all’interno del film che nulla apporta se non un gigantesco scivolo in cui far precipitare lo spettatore. 

Il finale è emblematico. Si potrebbe parlare di finale aperto, ma c’è differenza tra un finale aperto e uno incomprensibile, come appunto è quello di I WAS THERE,  che ha una sovraesposizione di simbolismo, gettato davanti la macchina da presa senza la minima accortezza. Il film però merita di essere visto, soprattutto per la prima parte. Straordinaria interpretazione di James A. Lee e altissimo livello di recitazione di tutto il cast. Struggente la scena del protagonista con la madre malata. 

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