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La Brexit cancellerà il ruolo finanziario della City londinese?

Fra le aspiranti nuove padrone di casa, in grado di sostituire il ruolo di prestigio di Londra vengono indicate Dublino, Francoforte, Parigi e l’italianissima Milano

Potrebbe cambiare domicilio la capitale finanziaria dell’Europa

Sino ad oggi era più che corretto parlare di Londra come del domicilio indiscusso del quartier generale della finanza.

Con la  Brexit, la City potrebbe cedere il passo e in Europa banche, fondi e società finanziarie potrebbero decidere di spostare in un’altra città le sedi centrali.

Gli analisti finanziari intanto si interrogano.

“Fra gli aspetti più importanti del pacchetto voluto dalla BoE troviamo quelli meno attesi – ha spiegato Filippo Diodovich,  market strategist di IG -“.

La fonte IG Market sottolinea che l’impegno parziale a ridurre nuovamente i tassi d’interesse e il collaterale piano di liquidità, studiato per le banche, per dare respiro al mercato del credito vengono considerati “il vero bazooka del nuovo pacchetto con il rischio tuttavia di creare nuove bolle finanziarie”.

“L’introduzione degli acquisti di corporate bonds dovrebbe, invece, avere un impatto limitato e favorire solamente le big corporations UK ovvero BP e le utilities” sostiene la fonte IG interpellata.

Il referendum cambierà le carte in tavola, inducendo gli attori principali del potere finanziario a cambiare casa, lasciando la sede storica del Regno Unito?

E’ ancora presto per tracciare il possibile futuro, quel che è certo è che le riflessioni del sistema sono un dato di fatto.

Un cambio così radicale non avverrà dall’oggi al domani ma gli investitori si interrogano e non negano di sottolineare elementi quali gli alti livelli di tassazione a cui sono soggette le imprese in Italia, Francia e Germania, e si confrontano sul ruolo assunto dall’Irlanda, considerandone l’aspetto che la identifica come una sorta di ‘paradiso fiscale’.

Fra le aspiranti nuove padrone di casa, in grado di sostituire il ruolo di prestigio della City londinese, vengono indicate Dublino, Francoforte, Parigi e l’italianissima Milano.

Al momento il dopo Brexit ha portato Mark Carney, governatore della Banca d’Inghilterra, ad affrontare i primi contraccolpi decidendo di introdurre un pacchetto specifico di misure per sostenere l’economia britannica, considerando soprattutto le difficoltà della sterlina.

Perno della manovra la decisione di tagliare i tassi allo 0,25% dall’attuale 0,5%, un’operazione in controtendenza considerando che dal 2009 la Gran Bretagna non ne aveva fatto uso.

Accanto ai tassi la BoE ha optato anche per un aumento pari a 60 miliardi del Quantitative Easing, facendo salire l’ammontare  da 375 a 435 miliardi di sterline.

Un flexible plan, che lascia spazio a nuovi ed eventuali ritocchi nei mesi a venire. A novembre in occasione del nuovo inflation report ci sarà spazio per rivedere le valutazioni.

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