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Usa. Trump: costruiremo un muro e sarà pagato dal Messico

WASHINGTON – “Costruiremo un grande muro lungo il confine meridionale e il Messico lo paghera’, credetemi, al 100%”.

Donald Trump, nel suo intervento di Phoenix, in Arizona, ha messo “il muro” al primo posto del suo “dettagliato” piano sull’immigrazione, articolato in 10 punti e tutt’altro che addolcito rispetto alle istanze piu’ aggressive cavalcate durante la campagna elettorale, dalla tolleranza zero con i clandestini ai test ideologici per chi richiede un visto. “Non lo sanno ancora, ma pagheranno per il muro. Sono un grande popolo, hanno grandi leader ma pagheranno per il muro”, ha insistito il candidato repubblicano alla Casa Bianca, poche ore dopo l’incontro con il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto. Il leader del paese sudamericano ha fatto sapere di aver ribadito a Trump, durante il faccia a faccia, di non avere alcuna intenzione di accollarsi i costi della muraglia promessa, smentendo il tycoon newyorchese secondo il quale, invece, la questione di chi avrebbe pagato per il muro a Citta’ del Messico non era stata affrontata.

Sara’ “un muro impenetrabile, alto, imponente e bello”, con sensori di superficie e sotterranei e dotato di altre tecnologie” per fermare “i cartelli criminali”. E il Messico “lavorera’ con noi. Lo credo fermamente dopo aver incontrato il presidente messicano”, ha assicurato Trump anticipando la fine “del ciclo delle amnistie”, comprese quelle decise da Barack Obama. “Il nostro messaggio al mondo e’ il seguente: non si potra’ ottenere uno status legale o diventare cittadini americani se si entra nel nostro paese da clandestini”, ha avvertito. “Saranno cacciati dal mio primo giorno in carica. Chiamateli pure deportati, se volete”, ha rincarato. Sara’ creata una task force ad hoc per scovare i clandestini pericolosi, “quelli che hanno evaso le legge, proprio come ha fatto Hillary Clinton”, e’ stato l’affondo. “Forse riusciranno a deportarla”, ha scherzato. Il miliardario ha dunque insistito sulla necessita’ di “test ideologici” per chi richiede un visto e il taglio dei fondi alle citta’ che non deportano gli immigrati senza documenti che “vengono trattati meglio dei veterani” di guerra. E se per sottolineare la portata del discorso, Trump e’ stato introdotto sul palco di Phoenix dal candidato vice presidente Mike Pence, l’epilogo e’ stato affidato alle “Angel Moms”, che hanno perso i figli uccisi da criminali clandestini. “Se Trump fosse stato presidente, mio figlio non sarebbe morto”, e’ stato l’accorato appello a sostegno del miliardario “for President”.  

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