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Clima, accordo di Parigi. Aspettiamo a cantar vittoria

HANGZHOU (CINA) – Tutti entusiasti dopo l’accordo di Parigi (COP21) sui cambiamenti climatici raggiunto dai più grandi inquinatori del pianeta, ovvero Stati Uniti e Cina. 

Anche  l’Italia sarebbe al lavoro per ratificare la sua adesione al tanto decantato Accordo di Parigi., anche se bisognerà attendere l’iter parlamentare. Ma siamo davvero sicuri che questo accordo sarà rispettato? Un dubbio sorge spontaneo, visto che finora il problema è stato ampliamente ignorato sotto tutti i suoi aspetti e specie sulle conseguenze che hanno irreversibilmente danneggiato il nostro pianeta.

Il trattato, che punta alla riduzione dei gas serra, arriva infatti dopo centinaia di allarmi lanciati dagli ambientalisti e dagli scienziati di tutto il Mondo e dagli effetti devastanti che sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Insomma prima di cantar vittoria bisognerà aspettare che  vi sia l’adesione da parte di tutti i  55 Paesi  responsabili complessivamente del 55% delle emissioni. Dopo essersi ‘contesi’ per anni il primato negativo del consumo mondiale di combustibili fossili, insieme Cina e Stati Uniti sono responsabili di oltre il 40% delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra, primo fra tutti l’anidride carbonica (CO2). Siamo sicuri che le due potenze mondiali rinunceranno alla loro imponente produzione industriale per salvare il pianeta?

Non dimentichiamo che il primo consumatore al mondo di carbone è la Cina, che ha visto una vera e propria impennata del livello delle emissioni di CO2 a partire dai primissimi anni 2000, nel pieno del boom economico, tanto che gia’ nel 2002 aveva sorpassato per la prima volta gli Usa nella quantita’ di emissioni di CO2, raggiungendo ben 7.000 milioni di tonnellate contro le 5.800 degli Stati Uniti. 

Nel 2009 la Cina continuava a mantenere incontrastata questo ruolo, con emissioni per oltre 7.700 milioni di tonnellate di CO2, pari al 25,4% delle emissioni nel mondo. Gli Stati Uniti erano al secondo posto, con oltre 5.400 milioni di tonnellate, pari al 17,8% delle emissioni mondiali. Insieme, quindi, Cina e Stati Uniti erano responsabili del 43,2% delle emissioni di CO2 nel mondo, seguiti da India (5,3%), Russia (5,2%) e Giappone (3,6%). Cina e Stati Uniti si ritrovano incontrastati anche in cima alla classifica delle emissioni degli altri gas responsabili dell’effetto serra, come metano e protossido d’azoto, legate sia al riscaldamento degli edifici sia alla deforestazione. 

Secondo i dati dell’Agenzia per l’Informazione sull’Energia degli Stati Uniti (Eia) nel 2005, per esempio, le emissioni di questo tipo da parte della Cina erano pari a oltre 7.200 milioni di tonnellate, equivalenti al 16.4% delle emissioni globali di questo tipo nel mondo. Seguivano gli Stati Uniti, con 6.930 milioni di tonnellate (15.7%), e poi Brasile (6.5%), Indonesia (4.6%), Russia (4.6%), India (4.2%), Giappone (3.1%), Germania (2.3%), Canada (1.8%) e Messico (1.6%). Stati Uniti e Cina, questa volte in un diverso ordine di priorita’, sono anche in cima alla classifica storica delle emissioni di gas serra, che parte dalla Rivoluzione industriale. Nel periodo compreso fra il 1850 e il 2007, per esempio, gli Stati Uniti erano al primo posto, con il 28.8% delle emissioni, seguiti dalla Cina (9.0%), Russia (8.0%), Germania (6.9%), Gran Bretagna (5.8%) e Giappone (3.9%). 

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