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All’Onu Obama a Putin,”cerchi la gloria perduta”

NEW YORK – Per la sua ultima volta all’Assemblea generale dell’Onu, Obama e’ tornato all’arte in cui eccelle, la retorica, e l’ha utilizzata per indicare al mondo che la strada della populismo, della demagogia, della chiusura dei confini e’ cieca, e che al passato non si puo’ tornare.

E’ Vladimir Putin, nella visione del presidente americano, l’icona di questa voglia di un salto indietro. “In un mondo che si e’ lasciato dietro l’eta’ dell’impero, la Russia cerca di recuperare a gloria perduta attraverso la forza”, ha detto Obama, mentre a New York il suo segretario di Stato, John Kerry, e il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, da un lato si rimproverano le violazioni della tregua in Siria e dall’altro cercano di riannodare i fili di un dialogo sul destino del paese mediorientale, dove la guerra e’ ricominciata furiosamente. Sette anni dopo l’insediamento alla Casa Bianca, la convinzione del tessitore Obama resta intatta: la via d’uscita in Siria possibile trovarla solo con “il duro lavoro della diplomazia”, la chiave per “fermare la violenza e consentire l’aiuto a coloro che ne hanno bisogno”. 

In una sorta di testamento politico, Obama ha elencato i “progressi” realizzati negli anni delle sue due presidenze, a partire dalla gestione della crisi finanziaria del 2008 su cui e’ stata evitata “un’ulteriore catastrofe” e riportato l’economia globale alla crescita. “Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi”, ha sottolineato il presidente. “Un mondo in cui l’1% dell’umanita’ controlla una ricchezza pari al 99% non e’ uguaglianza”, ha sottolineato, “capisco che e’ sempre esistito il divario tra ricchi e poveri” ma ora “si e’ acuito e le tecnologie permettono alle persone di avere una maggiore percezione delle ingiustizie”. Per Obama, questo “e’ il paradosso che definisce il nostro mondo: molto meno violento e piu’ ricco rispetto al passato, ma con societa’ scosse da incertezze e disordini. Nonostante enormi progressi, manca la fiducia nelle istituzioni”. “In questo momento storico, dobbiamo affrontare una scelta: andare avanti nella cooperazione oppure fare un passo indietro, in un mondo che poi finisce in conflitti globali. Vorrei raccomandarvi di andare avanti”, ha affermato. “Io ritengo – ha aggiunto il presidente americano – che pur imperfetto, la governance responsabile e i diritti umani restano le fondamenta del progresso umano in questo secolo. Non mi baso sull’ideologia, ma sui fatti, fatti che spesso dimentichiamo”.

Tra i diritti umani c’e’ quello di una casa per chi fugge dalle guerre e dalla poverta’. “Bisogna fare di piu’ per aiutare i rifugiati, aprire i nostri cuori e immaginare come sarebbe per le nostre famiglie, per i nostri bambini, se l’indicibile accadesse a noi. E dobbiamo tutti comprendere che il nostro mondo ara’ piu’ sicuro se siamo preparati ad aiutare coloro che hanno bisogno e le nazioni che sopportano il carico maggiore nel trovare loro una risposta”. “Ci sono tante nazioni che stanno facendo la cosa giusta”, ha osservato il presidente Usa, “ma molte nazioni, specialmente quelle benedette dalla loro ricchezza e dalla loro posizione geografica, devono fare di piu'”, ha insistito, anche perche’ “aiutare chi ha bisogno ci rende piu’ sicuri”. Un chiaro riferimento al fatto che poverta’ ignoranza ed emarginazione fanno il gioco del terrorismo e dei suoi reclutatori. Poi la stoccata a Trump e all’idea di un muro anti-migranti: “Un Paese circondato dai muri imprigionerebbe se’ stesso”, ha avvertito.

E’, invece, “urgente che l’accordo sul clima di Parigi entri in vigore” poiche’ “se noi non agiamo vigorosamente dovremo pagare il prezzo di massicce migrazioni, citta’ sommerse, persone che abbandonano le loro case, riserve alimentari che si esauriscono”. In una sorta di testamento politico, Obama ha elencato i “progressi” realizzati negli anni delle sue due presidenze, a partire dalla gestione della crisi finanziaria del 2008 su cui e’ stata evitata “un’ulteriore catastrofe” e riportato l’economia globale alla crescita. Oggi il pericolo e’ altrove: nel “nazionalismo aggressivo”, nel “populismo” e ne “razzismo”. “Dobbiamo respingere – ha detto Obama – qualsiasi forma di razzismo, fondamentalismo e idee di superiorita’ di razza” e “abbracciare la tolleranza e il rispetto di tutti gli esseri umani e di tutte le culture”. Il tema del razzismo e dei migranti e’ anche imperante nella campagna elettorale Usa 2016 che vede fronteggiarsi Hillary Clinton e Donald Trump. Obama stesso e’ stato investito di critiche come presidente ‘non legittimo’ perche’ non nato negli Usa, dichiarazioni che hanno acceso i toni della campagna. “Alcuni credono nell’uomo forte. E’ sbagliato. Gli uomini forti si sono lasciati dietro repressioni, sfociate in conflitti interni; oppure hanno individuato capri espiatori all’estero, e condotto alla guerra. Credo che la vera democrazia rimanga la migliore strada – ha detto Obama – la nostra comunita’ internazionale deve continuare a lavorare con quelli che cercano di costruire invece di distruggere”. 

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