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ROMA – Via libera della Camera alla sola mozione di maggioranza.

Bocciate, invece, le mozioni delle opposizioni (M5S, Sinistra italiana e centrodestra). Ma il Pd torna a spaccarsi sul tema della legge elettorale. In un dibattito in Aula privo di pathos e di incertezze sull’esito delle votazioni, a surriscaldare il clima e’ la minoranza dem, che boccia senza appello la mozione targata Pd-Ap: “Aria fritta”. Del resto, sin da ieri la minoranza interna aveva avvertito i colleghi della maggioranza: nessuna mozione sara’ presa in considerazione senza tempi certi e modifiche puntuali all’Italicum. 

Tuttavia, nonostante il pressing della minoranza e il tentativo degli alleati di Area popolare, alla fine il testo della mozione, frutto di diverse riunioni a Montecitorio tra ieri sera e questa mattina, resta sul generico e impegna solo la Camera “ad avviare nelle sedi competenti una discussione” sull’Italicum “al fine di consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente e valutare la possibile convergenza sulle suddette proposte”. Se il tema legge elettorale torna a dividere il primo partito di governo, e’ invece occasione di ‘ricompattamento’ per il centrodestra, che firma una mozione unitaria FI-Lega-FdI per rinviare qualsiasi discussione a dopo il referendum, anche se poi tra gli stessi deputati del centrodestra in pochi la sostengono: il testo incassa infatti solo 43 voti favorevoli. Ne incassa molti di piu’ la mozione di Sel, votata da gran parte dei pentastellati.

Ennesima spaccatura nel PD

Nel Pd, invece, si consuma l’ennesima spaccatura, con Pierluigi Bersani che rilancia sulla necessita’ che sia il governo e, in particolare, il premier, a fare una proposta di modifica: Renzi “prima diceva che l’Italicum era una legge perfetta, ora che si puo’ migliorare. Si decida, ammetta che ha fatto un errore, si apra un confronto vero”. Anche perche’, aggiunge l’ex segretario, “a tutto c’e’ un  limite e voglio ricordare che le volpi finiscono in pellicceria…”. Insomma, qualsiasi tentativo di evitare nuove divisioni, come l’appello rivolto dal capogruppo Rosato durante l’assemblea dei deputati, cade nel vuoto: “Oggi questa mozione, pur riconoscendo finalmente la non intangibilita’ dell’Italicum, non credo ci faccia fare concreti passi avanti. Occorre una nuova legge elettorale pienamente coerente con la forma di governo parlamentare”, taglia corto Roberto Speranza. E la minoranza dem conferma che non votera’ la mozione. Alla fine in 42 nel Pd non votano il testo della maggioranza: per i vertici dem sono solo 24 “i non voti per ragioni politiche”. Un conteggio che non trova assolutamente d’accordo la minoranza interna: I parlamentari della minoranza sono una quarantina, e quelli che non hanno partecipato al voto sono 32, tra non partecipanti al voto e in missione. In sette hanno, invece, partecipato con voto favorevole. 

Delle divisioni interne al Pd ‘approfitta’ il Movimento 5 Stelle, che va all’attacco: i dem “sono ipocriti senza pudore”, e’ l’affondo di Alessandro Di Battista. “La maggioranza presenta una mozione di sfiducia a Renzi che sull’Italicum aveva posto la fiducia. Infatti, a meno che due piu’ due non faccia cinque, se il Governo ha chiesto e ottenuto il voto sulla propria esistenza sull’Italicum, dire ora che la maggioranza si impegna a modificarlo significa sfiduciare il Governo”, chiosa Danilo Toninelli. 

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