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LECCE – La Procura di Lecce ha chiesto la condanna a 170 anni di reclusione per sedici persone accusate a vario titolo di avere sfruttato e ridotto in schiavitu’ braccianti stranieri che negli anni scorsi lavoravano nelle campagne di Nardo’ per la raccolta delle angurie e dei pomodori.

Si tratta di sette titolari di aziende agricole salentine e nove “caporali”, ai quali vengono contestati a vario titolo i reati di caporalato, associazione per delinquere e la riduzione in schiavitu’, l’estorsione, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della permanenza in stato di irregolarita’-á sul territorio nazionale, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. La richiesta di condanna e’ stata formulata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone al termine della requisitoria nell’aula bunker di Lecce. L’inchiesta, nata dalle denunce dei lavoratori sfruttati, nel maggio 2012 sfocio’ in arresti che destarono molto clamore, avendo coinvolto alcuni noti produttori agricoli del Salento. Il ruolo di organizzatore e promotore dell’associazione a delinquere che si occupava di reclutare braccianti da sfruttare nei campi sarebbe stata secondo l’accusa di un imprenditore per il quale e’ stata chiesta la condanna a 14 anni di reclusione. Nove anni sono stati chiesti per altri imprenditori. Pene tra i 14 e i 7 anni sono state chieste invece per i caporali e i capisquadra, tutti stranieri. L’udienza e’ stata aggiornata al 13 ottobre per la discussione delle parti civili e degli avvocati difensori. La sentenza – secondo quanto assicurato dal presidente della Corte d’assise, Roberto Tanisi – sara’-á pronunciata entro l’anno.  

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