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Gentile ministra Lorenzin,

le scrivo due righe anche se ormai le hanno detto di tutto e aggiungere altro ormai è come sparare sulla croce rossa. 

Le scrivo comunque, anche se avevo deciso di non farlo, ma ho cambiato idea proprio oggi quando le ho sentito dire “Il nostro obiettivo è l’informazione e la consapevolezza, poi ognuno fa le sue scelte ed è artefice del proprio destino”.

Mi permetta ma il suo obiettivo come ministro della salute è quello di curare e prevenire le malattie, e non le scelte dei cittadini. Perché ci prende tutti per stupidi? Perché crede che non sappiamo che i figli si fanno da  giovani e non da vecchi? Crede che non sia bastato quello che ci dicevano le nostre mamme e le nostre nonne senza alcuna costosa campagna di comunicazione né tavole rotonde? Quello che ci manca ahimè non è l’informazione. 

Io ad esempio sono molto ben informata e so che:

se facessi un figlio oggi, con tutta probabilità la Rai  (azienda per cui lavoro) non mi rinnoverebbe il contratto attuale a partita iva. O forse sì, ma lo farebbe solo ed esclusivamente per il  buon cuore di un capo redattore che mi ha particolarmente apprezzata o di un direttore che crede che l’essere umano sia al di sopra di tutto. Dunque non un diritto acquisito per legge ma un favore, perché tutto sommato non ho dato molto fastidio in passato e forse sono stata un buon elemento per l’azienda.

Inoltre, se facessi un figlio oggi non avrei diritto ad alcuna astensione anticipata dal lavoro. O meglio ne avrei diritto ma non retribuita. Dunque in caso avessi un problema serio durante la mia gravidanza sarei costretta a scegliere tra lo stipendio e la salute di mio figlio. Nessuna donna dovrebbe essere mai messa davanti a una scelta simile. 

So anche che se facessi un figlio oggi la mia indennità di maternità per i cinque mesi di astensione obbligatoria sarebbe di circa mille euro al mese. Sono laureata, da anni lavoro in televisione, ho varie pubblicazioni all’attivo. Perché dopo tanti anni di contributi l’Inps mi deve dimezzare lo stipendio? 

E non solo, se facessi un figlio oggi non avrei riconosciuta alcuna indennità oltre i cinque mesi obbligatori. Dunque sarei costretta a tornare al lavoro quando mio figlio ha solo tre mesi e senza nemmeno le ore di allattamento. Cosa che ovviamente non mi permetterebbe di continuare ad allattare fino al sesto mese, come consigliato dall’Oms e dal suo stesso ministero. Quindi dovete mettervi d’accordo. 

Oppure  potrei scegliere di passare ancora qualche mese con il mio bambino e continuare ad allattarlo senza però vedere il becco di un quattrino né usufruire di un orario ridotto. Il che dopo un’eventuale anticipata senza soldi e uno stipendio dimezzato in obbligatoria potrebbe voler dire cominciare a vivere di prestiti. 

E come se non bastasse se facessi un figlio oggi non avrei alcun diritto al nuovo contributo bambino del governo Renzi. Un marito con uno stipendio decente e una casa di proprietà fanno di me una donna ricca che non ha diritto agli aiuti dello stato. 

Peraltro se facessi un figlio oggi, e non mi dica che anche questo non è affar suo, non avrei alcun sostegno dalle strutture ospedaliere pubbliche. Non è possibile (parlo ovviamente della regione Lazio) prenotare alcuna ecografia in struttura pubblica o convenzionata. Le liste sono piene fino almeno al primo compleanno del nascituro e quelle che hanno posto chiedono di chiamare il primo giorno del mese precedente. Come in un gioco a premi aprono le telefonate alle otto e trenta della mattina e alle nove le liste per i due mesi successivi sono piene. Ovviamente prendere la linea è una lotteria.  E se anche volessi prenotare nel pubblico ma in regime privato  i costi sarebbero più alti della stessa prestazione in struttura totalmente privata. Non ci crede? 

Le faccio nomi e cognomi, non temo querele. Un’ecografia morfologica gemellare ad esempio in regime privato al Sant’Anna  (l’ospedale della donna e del bambino) costa 400 euro. Sì ha capito bene 400 euro. La stessa cosa a Villa Claudia, clinica completamente privata, con uno dei migliori medici ecografisti della Capitale, ne costa 220.  

Al Sant’Anna (l’ospedale della donna e del bambino non dimentichiamolo) la fanno pagare a feto. Come la tassa sulla casa. Più ne hai più paghi. E questo in una struttura a cui noi contribuenti paghiamo le mura, e tutti i servizi. Una raddrizzata ogni tanto alle strutture in convenzione non sarebbe una cattiva idea. 

Ecco sono queste cose che fanno infuriare le donne che comunque si sono intestardite ad avere figli: vedere la sua conferenza stampa e nello stesso tempo sapere che nulla in questo paese è creato a misura di madre e di bambino. 

Insomma ministro perché non si fa un giro nella vita delle donne e delle famiglie (oltre che negli ospedali) prima di buttarsi in queste campagne napoleoniche che le fanno perdere credibilità? 

Perché, e la correggo di nuovo, non è vero che “ognuno fa le sue scelte ed è artefice del proprio destino”. 

Per quanto mi riguarda ad esempio, sono molti oggi gli artefici del mio destino. E io non figuro nemmeno tra i primi cinque. 

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