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Colombia. Governo e Farc firmano la pace. Svolta storica

BOGOTA’ – Dopo mezzo secolo di conflitto armato e migliaia e migliaia di morti, la Colombia è entrata ieri in una nuova era con la firma dello storico accordo di pace tra il governo di Bogotà e le Forze armate rivoluzionarie (Farc).

Vestiti di bianco, come i 2.500 invitati, il presidente Juan Manuel Santos e il comandante delle Farc Rodrigo Londono, alias Timoshenko, hanno siglato l’intesa a Cartagena. Quest’ultimo ha salutato “una nuova era di riconciliazione e costruzione della pace” e, per la prima volta, ha chiesto “perdono” a “tutte le vittime del conflitto”. “Mai più guerra! Mai più guerra!”, ha scandito da parte sua il capo dello Stato. “Mai più morti per una guerra assurda”, ha detto, salutando la decisione delle Farc di “sostituire i proiettili con i voti” che, sulla base dell’intesa raggiunta, consentiranno al gruppo di convertirsi in un partito politico. “Benvenuti nella democrazia”, ha commentato Santos, ribadendo di preferire “un accordo imperfetto, ma che salva le vite, a una guerra perfetta”. Alla cerimonia per la firma delle 297 pagine dell’accordo hanno partecipato 15 capi di Stato latino-americani: tra i presenti, il presidente cubano Raul Castro, il cui Paese ha accolto i negoziati conclusi con l’accordo del 24 agosto, con il contributo di Norvegia, Venezuela e Cile. Il segretario generale delle Nazioni unite Ban ki-moon si è congratulato con “tutti coloro che hanno reso possibile questo giorno memorabile”, stimando che l’intesa “creerà le condizioni per una pace duratura”. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, che subito dopo la firma ha avuto un incontro con il presidente venezuelano Nicolas Maduro, ha stimato da parte sua che la Colombia ha compiuto “un passo da gigante”. In occasione della stipula dell’accordo di pace, l’Ue ha deciso di “sospendere” le Farc dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Una decisione che comporta la revoca temporanea delle sanzioni verso le Farc, come il blocco dei beni e il divieto di mettere fondi a loro disposizione.

Le Farc, che contano ancora circa 7.000 combattenti armati, avevano ratificato l’accordo venerdì scorso durante la loro conferenza nazionale. Il conflitto colombiano ha provocato oltre 260.000 morti, 45.000 dispersi e 6,9 milioni di sfollati, coinvolgendo diversi guerriglieri di sinistra, i paramilitari di estrema destra e l’esercito. La pace in Colombia, però, non sarà totale fino a quando anche l’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln), con i suoi 1.500 combattenti ancora attivi, non avrà detto addio alle armi. L’Eln e il governo si sono impegnati a marzo a iniziare i colloqui di pace, ma senza fissare una data. I guerriglieri, tuttavia, hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale dal 30 settembre al 5 ottobre  “per favorire la partecipazione del popolo” al referendum del 2 ottobre, da cui dipende l’entrata in vigore dell’accordo. Quella del referendum è una procedura non obbligatoria voluta dal presidente Juan Manuel Santos per dare legittimità popolare alla firma.  

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