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Greenpeace in azione contro le nuove trivelle in Sicilia. LE FOTO

L’Italia punti alle rinnovabili

CANALE DI SICILIA – Attivisti di Greenpeace partiti dalla Rainbow Warrior, nave simbolo dell’associazione ambientalista, sono entrati in azione questo pomeriggio presso la piattaforma Vega A, davanti alle coste siciliane, a circa 12 miglia da Pozzallo. Un attivista a bordo di un gommone volante munito di deltaplano ha aperto uno striscione con la scritta “Go solar”, per spronare il governo a cambiare rotta e investire in rinnovabili. In contemporanea un altro attivista su un paramotore ha aperto un secondo striscione con il messaggio “Accendiamo il sole”.

«I progetti riguardanti l’installazione di una nuova piattaforma e la realizzazione di nuovi pozzi in queste acque sono la prova che l’Italia continua a sbagliare direzione», dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Lo spettro di nuove trivellazioni in questo mare la dice lunga su come, mentre il resto del mondo punta concretamente sulle rinnovabili, il governo Renzi cerca in tutti i modi di tenere ancorato il nostro Paese a un passato fossile e inquinante».

Nei mesi scorsi dal governo è arrivata l’assicurazione che in acque italiane non ci sarebbero stati nuovi pozzi entro le 12 miglia dalla costa. Un’affermazione smentita però dai fatti, dato che nel campo oli Vega sta per essere installata una nuova piattaforma e si stanno per realizzare nuovi pozzi di produzione.

Quella del campo oli Vega è una vicenda paradossale. Il governo ha autorizzato la realizzazione di queste infrastrutture mentre, tramite il Ministero dell’Ambiente, era costituito parte civile – con richiesta di un risarcimento danni per 69 milioni di euro – in un processo contro sei manager e dirigenti della Edison, concessionaria con ENI del titolo minerario, per smaltimento illecito di rifiuti, prescritto lo scorso maggio.

Come documentato dall’ISPRA e confermato da una perizia della procura di Ragusa, tra il 1989 e il 2007 Edison avrebbe iniettato illegalmente in un pozzo sterile a 2.800 metri di profondità un mix di acque di strato (liquidi presenti nel sottosuolo insieme agli idrocarburi, con elevate concentrazioni di metalli pesanti), acque di lavaggio delle cisterne della nave di stoccaggio del greggio e acque di sentina. In totale, quasi mezzo milione di metri cubi di liquidi classificati come “rifiuti speciali”: una vera e propria discarica sottomarina, con il rischio che i liquidi ospitati nella cavità possano fuoriuscire e rilasciare in mare grandi quantità di inquinanti.

Greenpeace chiede al governo di non autorizzare nuove piattaforme e nuovi pozzi nei mari italiani, ma di impegnarsi con fatti concreti a supportare le energie rinnovabili, mettendo in primo piano gli energy citizens, ovvero i cittadini che vogliono autoprodurre la propria energia. Solo così potremo rispettare gli impegni di Parigi, che l’Italia deve ancora ratificare, e raggiungere l’obiettivo che Renzi stesso si è dato del 50 per cento di elettricità rinnovabile entro il 2018.

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