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ROMA – In questa intervista Jude Law, il pontefice protagonista della serie TV di Sorrentino in onda su Sky, racconta come si sta nei panni di Sua Santità.

Come ha costruito la maschera del Pontefice?

Prima di tutto ho cercato di capire e studiare la storia vaticana e dei papati. Una conoscenza vasta che ha richiesto impegno . Questo mi ha dato la consapevolezza di non avere un’indicazione chiara su come dovesse essere questo papa nel mondo cinematografico creato da Paolo (Paolo Sorrentino n.d.r.). Così per tratteggiare un personaggio che fosse vero, credibile  mi sono voltato verso la linea registica di Paolo. Ne è uscito un uomo che arriva al papato all’età di 47 anni stabilendo regole su chi vuole accogliere e chi escludere, lasciando incertezza su cosa gli passi per la testa per poi lasciare che il personaggio alla fine si riveli. Riguardo la gestualità, tutto è condizionato dall’abito. Mi sono sempre chiesto perché i Papi avessero sempre le mani giunte davanti o dietro la schiena. Ora lo so, per gli abiti!

Che rapporto c’è con il suo personaggio? Nel suo soggiorno romano ha avuto modo di ascoltare il Papa?
Sì ho visto Papa Francesco in piazza San Pietro.

Come è stato il rapporto con Paolo Sorrentino?

Ottimo, abbiamo lavorato in armonia. Sono stato fortunato perché appassionato ammiratore del lavoro di Paolo. Poi la sceneggiatura era limpida con una visione netta su cui abbiamo potuto lavorare.
Ciò che mi ha meravigliato è stata la visione di Paolo sempre così chiara e il modo in cui veniva esplicitata. Compito di un attore è capire cosa vuole il regista e raggiungo questo obiettivo parlando molto sul set. Questo continuo scambio con Paolo è stato fondamentale perché si può creare la scena ed avere il personaggio raffigurato, ma poi è l’attore che deve dare vita al personaggio. Lavorare con Paolo ha significato comprendere la sua visione, la sua composizione estetica intrisa di sentimento. 

Come si è calato nella contraddizione del personaggio?

Non mi sono posto il problema di capire le contraddizioni del personaggio ma ho cercato solo di rappresentarle. So che Lenny non mente. Dovevo solo capire come far dire al personaggio un giorno che il bianco è bianco e il giorno successivo che il bianco è nero, sempre sinceramente.
Aggiungo che guardando il personaggio si può riassumere il suo percorso nel cambiamento. Ho cercato di esplorare questo strada, come si può cambiare, come si verificano le evoluzioni.

C’è un tormento che lei condivide con il suo personaggio?

No, ho i miei personali tormenti non condivisi con nessuno. Comunque nel corso di questa esperienza ho aperto gli occhi su quale sia il mio rapporto con la fede. Questo mi ha portato a un livello intimo d interrogazioni sul senso della fede come qualcosa che cambia o che resta rigida.

Come è stato questo soggiorno romano?

Èstata un’esperienza straordinaria stare a Roma, come stare a casa. è stato splendido lavorare con un cast internazionale e un cast tecnico italiano di alto livello. 

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