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SANA’A – L’inviato dell’Onu per lo Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, ha annunciato che “le parti in conflitto nel paese sono concordi sulla possibilita’ di sottoscrivere una tregua di 72 ore. La tregua potrebbe essere rinnovabile e entrera’ in vigore a partire da giovedi’ mattina”.

Il diplomatico mauritano ha aggiunto, parlando ai media arabi, che le parti in conflitto in Yemen sono disponibili a rispettare le condizioni di questa tregua e a cessare le ostilita’. Inoltre e’ prevista la ripresa delle attivita’ della commissione per la tregua e di un coordinamento tra il governo yemenita del presidente Abde Rabbo Mansour Hadi e i ribelli sciiti fedeli all’imam Abdel Malek al Houthi, attraverso una riunione dei membri della commissione per il dialogo in Arabia Saudita per proseguire la discussione iniziata durante le trattative in Kuwait (fallite alcuni mesi fa). 

Il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir, ha detto ieri a Londra che Riad e’ pronta ad accettare un cessate il fuoco in Yemen, se i ribelli sciiti Houthi sono d’accordo. “Tutti vogliono un cessate il fuoco in Yemen, nessuno piu’ del regno saudita e dei membri della coalizione”, ha detto il capo della diplomazia di Riad, accusando i ribelli di aver rifiutato tutte le offerte precedenti. “Noi siamo pronti, insieme al governo yemenita, ad accettare una cessazione delle ostilita’, se gli Houthi sono d’accordo”, ha detto al Jubeir. Intanto l’escalation del conflitto in Yemen rischia un pericoloso avvitamento. Alcuni missili sono stati lanciati domenica 16 ottobre dalle coste yemenite contro una nave militare statunitense, la Uss Mason, nel Mar Rosso. I missili, che non sono riusciti a centrare il bersaglio, sono stati lanciati da zone controllate dai ribelli sciiti zaiditi. La nave ha risposto al fuoco senza colpire l’obiettivo. E’ la terza volta che una nave militare Usa viene presa di mira dai ribelli sciiti  e dai loro missili nel Mar Rosso.

I ribelli sciiti hanno anche attaccato nei giorni scorsi una nave emiratina nelle acque del Golfo di Aden. Nei giorni scorsi il Pentagono ha annunciato che le navi Usa hanno compiuto un attacco missilistico contro i radar dei ribelli sciiti yemeniti. Nel frattempo Teheran ha annunciato l’invio della 43ma flotta nella zona tra il golfo di Aden e lo stretto di Bab al Mandab, vicino alle coste yemenite. Due navi da guerra iraniane, la Alvand e la Bushehr, usate per la logistica della marina militare iraniane, sono gia’ partite alla volta delle acque dello Yemen. Secondo il comandante della Marina iraniana, il contrammiraglio Habibollah Sayyari, “la Flottiglia proteggera’ le navi commerciali e le petroliere dalla minaccia dei pirati nel Golfo di Aden, Bab al Mandeb e del Mar Rosso; questa sara’ la sua missione principale”. 

Gli attacchi Houthi sono una rappresaglia per il bombardamento di una cerimonia funebre da parte dei sauditi a Sana’a, che avrebbe causato oltre 200 vittime, tra cui numerosi leader ribelli. La versione ufficiale di Riad dell’accaduto, fornita dall’emittente televisiva “al Arabiya”, e’ che si e’ trattato di “una resa dei conti interna tra i vari gruppi ribelli alleati in vista della formazione del nuovo consiglio politico che dovra’ dirigere le zone da loro controllate”. A supporto di questa tesi il centro per gli aiuti umanitari saudita re Salman di Gedda si e’ offerto di curare tutte le persone rimaste gravemente ferite nell’attacco. I media del Golfo hanno inoltre accusato i ribelli Houthi di aver ripulito velocemente il luogo dell’attacco per far sparire ogni prova che potesse aiutare un’eventuale indagine, ufficialmente avviata dalla Coalizione araba con l’aiuto di specialisti statunitensi. 

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