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Stralcio prefazione di Corrado Mazzetti

Antonello ha un modo molto originale di raccontare la sua gara, ci coinvolge non solo con le sue emozioni ma ha il dono di entrare in empatia fisica e mentale con i suoi “fratelli di strada”, gli avversari, i concorrenti. Per ognuno di loro raccoglie testimonianze, ci comunica i loro sentimenti, paure, dialoga mentre corre con la testa con la loro testa, perché, chi non corre forse non lo sa, si corre con la testa e poi con le gambe, se la testa non gira nemmeno le gambe girano.

Ogni racconto è intramezzato da considerazioni riguardanti la psicologia dell’atleta che corre, ricche di spunti di riflessioni di Matteo Simone, psicologo clinico e dello sport e psicoterapeuta Gestalt, specializzato in “resilienza”, che in parole semplici è la capacità di flettersi, di piegarsi come un elastico, per tornare poi nuovamente allineato, o meglio, più allineato di prima.

Stralcio prefazione del Prof. Marco Guicciardi

La lettura del testo di Simone e Vargiu ha stimolato in me due riflessioni. La prima ha a che fare con la vividezza dei ricordi, la ricchezza delle sensazioni e il pulsare dei pensieri che accompagnano le salite, i cambi di direzione, i sorpassi e i traguardi del nostro atleta. 

Tonara, Orroli, Pula, Bultei, San Gavino, Capoterra, Alà dei Sardi non sono solo luoghi geografici, insediamenti abitativi della nostra stupenda isola, ma sentieri, selciati, dirupi dove si odono il calpestio dei piedi, le urla di incitamento dei tifosi, l’odore acro del sudore e dove si scorge un pennacchio di fumo, frutto della legna appena accesa per il successivo ristoro.

La seconda riguarda gli individui che si affacciano in questo scenario e in particolar modo gli atleti, che con le loro andature, falcate, passi e movenze diventano per noi familiari. Tra questi ve ne è uno, lo psicologo, che non appare mai nel proscenio, ma dietro le quinte sussurra, riflette, anticipa o commenta quanto momento per momento l’atleta elabora, osserva o ricorda con estrema precisione. La sua è una presenza discreta, mai invadente, che lascia fluire il racconto e l’esperienza dell’Altro. Quasi una guida o un accompagnatore, che insieme all’atleta, partecipa dei misteri della corsa, sia essa una campestre, una maratona o una gara podistica, mostrando la stessa curiosità, stupore e appagamento, quasi che avesse corso al suo fianco. In questo suo incedere l’attenzione è sempre rivolta a cogliere nelle pause, nell’affanno o nelle argomentazioni dell’atleta un elemento di riflessione e confronto, una possibilità di espandere l’esperienza in atto sino a farne un esempio per una classe di azioni simili o contrarie. Così è per la motivazione, la consapevolezza o la preparazione mentale.

 

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