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Università, ultima in Europa. Continua la fuga dei cervelli

BRUXELLES – Già si sapeva, ma vale la pena ricordarlo: in Italia il sistema di educazione terziaria, cioe’ universitaria, ha il tasso piu’ basso nella Ue di laureati fra i 30 e 34 anni, e’ sottofinanziato e fronteggia problemi di invecchiamento e di riduzione dei professori.

Inoltre la transizione dalla formazione al lavoro “e’ molto difficile anche per i piu’ qualificati”. Tutto questo “provoca la fuga dei cervelli” dal paese. E’ impietoso il rapporto sull’istruzione nell’Unione europea pubblicato dalla Commissione. 

Nel rapporto comunitario si rileva che la riforma della scuola e del sistema nazionale di valutazione del 2015 e’ in corso di attuazione e potrebbe migliorare la prestazione del sistema scolastico. Anche se al di sopra della media Ue, il tasso di abbandoni della scuola si sta riducendo e maggiore attenzione viene prestata all’educazione di alto livello e alla destinazione del finanziamento pubblico delle universita’. In Italia l’ingresso nel mercato del lavoro risulta ancora difficile anche per chi ha una qualificazione alta ed e’ questo che ‘nutre’ la fuga dei cervelli che puo’ produrre “una perdita definitiva di capitale umano altamente qualificato”. 

La preoccupazione e’ che tale fenomeno mini la competitivita’ del paese. Nel 2015 i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato anticipatamente la formazione sono stati nella Ue l’11%: in Italia sono stati il 14,7% del totale. I giovani laureati erano il 38,7%, in Italia il 25,3%. Quanto all’assunzione di circa 90 mila insegnanti a tempo indeterminato fra il 2015-2016, Bruxelles ritiene che si sia trattata di una misura “positiva” ma rileva che il governo deve rispettare l’impegno a organizzare concorsi pubblici successivamente. Nel 2014, indica il rapporto della Commissione europea, la spesa pubblica per l’istruzione nell’UE ha iniziato nuovamente a crescere dopo tre anni consecutivi di contrazione. 

A livello Ue gli investimenti pubblici sono cresciuti annualmente dell’1,1 %: circa due terzi degli Stati membri hanno registrato un aumento. In sei paesi l’aumento e’ stato maggiore del 5 % (Bulgaria, Ungheria, Lettonia, Malta, Romania e Slovacchia), mentre in dieci Stati membri la spesa per l’istruzione nel 2014 e’ diminuita rispetto al 2013 (Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Italia, Lituania e Slovenia). Secondo la Commissione sono necessari maggiori sforzi per rendere i sistemi d’istruzione piu’ inclusivi perche’ “l’istruzione e’ un potente motore d’integrazione per i giovani con un passato di migrazione i cui risultati tuttavia continuano a essere peggiori di quelli dei residenti autoctoni”. 

Nel 2015 i tassi di abbandono scolastico e di conseguimento di un titolo d’istruzione terziaria che li riguardavano erano rispettivamente maggiore (19 %) e inferiore (36,4 %) di quelli della popolazione autoctona (10,1 % e 39,4 %). Cio’ significa che gli Stati membri “devono intensificare i loro sforzi, in particolare visto l’aumento del numero di rifugiati e migranti che giungono nell’Unione europea” (1,25 milioni nel 2015 rispetto a 400 000 nel 2013). Circa il 30 % dei nuovi arrivati e’ composto da persone di eta’ inferiore ai 18 anni, e la maggior parte di esse ha meno di 34 anni. Data la loro giovane eta’, l’istruzione e’ uno strumento estremamente potente per favorirne l’integrazione nella societa’. 

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