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Usa 2016. Il sogno americano infranto sancisce il voto di pancia

ROMA – L’algida Hillary Clinton, come l’hanno definita alcuni media statunitensi, ha fallito ancora una volta, lasciando il posto, questa volta, non al primo uomo di colore della storia americana, bensì a un magnate del mattone.

Un uomo che il regista statunitense Michael Moore aveva descritto nel suo blog come “miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, e sociopatico a tempo pieno”. Eppure Trump, che evidentemente ha imbarbarito con insulti di vario genere lo spessore del confronto politico, ha vinto. Ed è riuscito a farlo spiazzando tutti i pronostici. Un vero ciclone, che guarda caso, ricalca perfettamente il clima di un’Europa sempre più povera e rabbiosa dove il vento delle destre soffia minaccioso un po’ ovunque per rivendicare l’identità perduta e i diritti privati, quest’ultimi un tempo prerogativa delle sinistre.

Detroit potrebbe essere la nuova fotografica del sogno americano infranto dalle fragili promesse di una rinascita post crisi economica che non è mai arrivata, mentre la cancellazione della cosiddetta “middle class” avanza drammaticamente. E Trump, nonostante i suoi quattrini, incalza paradossalmente l’evidente disagio socio economico che attraversa gran parte degli Stati Uniti. Un elettorato fatto di colletti blu, meglio chiamarli operai, di uomini e donne che hanno perso il lavoro, la dignità e ogni speranza.

Forse la Clinton avrebbe fatto bene a non sottovalutare troppo queste classi disagiate che ormai gridano vendetta più con la “pancia” che con la ragione e con le quali Trump è riuscito a entrare in contatto solo per essersi fatto portavoce  dei loro disagi, creando falsi capri espiatori risolutivi come i muri anti immigrazione.

Dal lato opposto la Clinton, descritta fin dall’inizio come il “male minore”,  si è rivelata una infallibile calcolatrice, con tanta testa, ma poco cuore. Gli americani sono vittime, come gli europei, di una crisi economica che li ha travolti senza scampo e questo non andava mai dimenticato, specie da coloro che si ispirano al pensiero democratico. La middle calss è praticamente scomparsa, con la disparità di reddito, con i suoi posti di lavoro ben retribuiti mentre si è assistito a una percentuale di arricchimento sempre più esigua della popolazione. E Trump in questa rabbia crescente, in cui i democratici hanno dispensato più parole che fatti, si colloca perfettamente nel contesto, nonostante la pericolosità che rappresenta. Probabilmente per i più il danno di avere Trump come presidente dello stato più potente del Mondo è di gran lunga inferiore a quello di una globalizzazione selvaggia che ha prodotto solo fame e carestia, anche dove un tempo i sogni si potevano avverare per tutti.

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