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Usa. Trump nomina Bannon, un fiume di critiche

WASHINGTON – La nomina dell’outsider nazionalista Stephen Bannon a capo della strategia della Casa Bianca ha scatenato una pioggia di critiche sul presidente eletto Donald Trump da parte dei suoi numerosi detrattori. I progressisti statunitensi, in particolare, accusano Bannon di essere un razzista e un antisemita.

Secondo la “Washington Post”, e’ innegabile che il funzionario, ex ad del sito d’informazione conservatore Breitbart ed esponente dichiarato della destra anti-globalista statunitense (l cosiddetta “alt-right”) – sia una figura di riferimento per gli ambienti dl suprematismo bianco. Non e’ ancora chiaro, pero’, se nel suo nuovo ruolo istituzionale adottera’ un profilo cosi’ estremistico, che ha gia’ limato almeno in parte durante la campagna elettorale di Trump. Proprio dalla “Washington Post”, comunque, giunge una nuova bordata di attacchi all’indirizzo del presidente eletto, che torna ad essere additato come pericolo per la democrazia e i diritti civili. Per Dana Milbank, la calma con cui il presidente uscente Barack Obama ha accolto l’elezione di Trump e’  “inspiegabile”: Obama sara’ forse convinto di essere vendicato dalla storia, scrive l’opinionista, ma la sua reazione alla devastante sconfitta elettorale dei Democratici e’ lontanissima da quella del suo elettorato di riferimento.

Ancor piu’ dura e controversa, sullo stesso quotidiano, l’opinione di Richard Cohen, secondo cui i Clinton hanno reagito “troppo civilmente alla sconfitta”: Secondo Cohen, la reazione giusta alla vittoria di Trump e’ addirittura quella dei manifestanti che da giorni protestano in strada, senza disdegnare atti di vandalismo e violenza. “I manifestanti comprendono che il demagogo (Trump) sfondera’ il letto di Lincoln, fissera’ il soffitto di Roosevelt e osservera’ l’esterno dal bancone di Truman senza sapere nulla di quanto questi grandi statisti hanno fatto”. Eugene Robinson, infine, si augura che Trump “fallisca”: Nessuno dovrebbe fingere che Trump sara’ un presidente normale. Nessuno dovrebbe dimenticare l’oscurantismo e il razzismo della sua campagna elettorale (…) Nessuno dovrebbe ignorare l’abissale ignoranza delle politiche governative interne ed estere di cui ha dato prova, la sua vile misoginia, la sua mendacia, volgarita’, turpitudine, dissennatezza”. Anche per Robinson, le proteste di piazza incorso negli Usa, se non encomiabili, sono quantomeno comprensibili: “Non dovrebbero essere una sorpresa. Non e’ possibile trascorrere mesi a infangare i valori della nazione, e poi aspettarsi che tutti si uniscano in un abbraccio di gruppo”. 

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