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Università. Le modifiche al no tax area sul diritto di studio non bastano

ROMA – Nella giornata di ieri sono stati approvati alcuni importanti emendamenti che recepiscono, seppur in modo timido e parziale, le richieste di cui LINK si è fatta portavoce.

La no tax area, per coloro che hanno ISEE inferiore a 13.000, è stata allargata a tutti i corsi di laurea (nella proposta iniziale le magistrali erano escluse) e agli studenti iscritti al primo anno fuori corso, inoltre la fascia di salvaguardia nella quale la tassazione non può superare un determinato limite, prima fissata tra 13.000 e 25.000 euro, è stata innalzata fino ai redditi di 30.000€, portando il coefficiente che determina il contributo massimo dall’8 al 7% l’isee eccedente 13.000, infine è stata prevista l’esenzione totale da ogni tassazione per i dottorandi senza borsa.

Per garantire una copertura economica alle misure aggiuntive, i fondi destinati agli atenei, volti a reintegrare i mancati introiti a seguito dell’applicazione di questa norma, sono stati aumentati da 40 a 55 milioni di euro per il 2017 e da 85 a 105 a regime.

Pensiamo che quanto approvato in ambito di tassazione universitaria sia sicuramente un passo in avanti rispetto alla proposta iniziale, che però non va a modificare i punti più critici del testo di legge. In particolare, continuiamo a ritenere profondamente sbagliata la scelta di punire gli studenti fuori corso oltre il primo anno con un contributo massimo aumentato del 50%,  ed egualmente per il numero di CFU richiesti per accedere alla no tax area, eccessivamente elevato (10 cfu alla fine del primo anno e 25 cfu in ogni anno successivo) e inadatto ad includere nella misura tutti gli studenti attivi.

Da anni rivendichiamo a gran voce la necessità di una regolamentazione complessiva della contribuzione studentesca, volta a limitare la tassazione anche per gli studenti con redditi superiori: eppure questa manovra non risponde a questa necessità di tutela complessiva e di abbattimento delle disuguaglianze tra università.

La no tax area deve essere quindi modificata nei prossimi passaggi parlamentari di discussione in aula, alla camera e poi al Senato. Sul fronte del diritto allo studio, esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento che dispone la presenza della rappresentanza studentesca nei consigli direttivi degli enti regionali per il diritto allo studio, ma d’altro canto non è stato accolto alcun emendamento che chiedeva l’aumento del fondo integrativo statale per le borse di studio e si è perseverato nell’istituzione di inutili superborse per pochissimi studenti. Il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone continua a promettere la cancellazione della figura dell’idoneo non beneficiario,  ma è chiaro che mantenere inalterato il fondo per le borse di studio lascerà ancora una volta migliaia di studenti senza borse di studio.

In questo contesto, la scelta di investire 43 milioni di euro in tre anni per erogare 400 superborse è ancora più sbagliata e dannosa in quanto crea un sistema parallelo, in cui a solo pochi eletti si garantisce un diritto allo studio solido. 

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