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La nuova casta dell’Esecutivo Renzi se ne torna a casa. Una casta, a dirla tutta, un po’ spocchiosa che aveva iniziato a non piacere più agli italiani

ROMA – La responsabilità di questo risultato – dice l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari in un’intervista –   è al 99 per cento del presidente del Consiglio e della sua scriteriata presunzione. Ha creduto che il referendum sulla riforma costituzionale fosse il terreno buono su cui porre la propria egemonia. Ha perso la scommessa, ma ha così condotto il paese in una situazione di grande difficoltà”, “si apre una fase molto delicata in cui bisognerà fare appello alla intelligenza di tutti che non ha brillato granché”. E poi:  “Renzi non ha più in alcun modo l’autorevolezza per essere la guida del paese, ma nel senso che occorre approvare la legge di stabilità, quindi fare la legge elettorale e trovare il consenso presso le attuali opposizioni. E non credo che Grillo sia disposto a concedere un’unghia…”.

E infine sempre Cacciari: ”L’Italia come quasi tutti i paesi occidentali non ne può più di un establishment che non riesce a risolvere i problemi concreti, il declino del ceto medio, l’assenza di mobilità sociale. Gli slogan non possono più coprire l’inadeguatezza”. Definisce quindi il voto “totalmente politico: il partito di Renzi contro il mondo. II merito della riforma costituzionale è stato del tutto in secondo piano, come appariva chiaro”. 

Della stessa opinione è Luciano Violante: “ La vittoria del No è la netta conferma del sistema istituzionale esistente, con i problemi conseguenti di non stabilità e incertezza delle regole. È la conferma della mancanza di peso per l’interesse nazionale a favore di interessi regionali e locali. Un meccanismo che continua a renderci poco competitivi in Europa”.  Secondo l’ex presidente della Camera le dimissioni di Renzi sono “un atto di coerenza”, “è chiaro che al referendum c’è stato di un voto politico, come dimostra anche l’alta affluenza”. Evidenzia inoltre che ora “si devono fare subito le leggi elettorati per la Camera e per il Senato. E vedere se esiste un’ampia disponibilità a votare una sola modifica costituzionale per inserire la sfiducia costruttiva, che garantirebbe maggiore stabilità”. Evidenzia poi che “certamente adesso l’opposizione acquista un peso politico particolare: si apre una fase di dialogo e negoziazione». Quali sono le cause principali della sconfitta? “All’inizio c’è stato un eccesso di personalizzazione da parte del presidente del Consiglio. Dopo ha corretto la rotta… Anche il combinato con la legge elettorale ha pesato. E poi c’è stata sfiducia nel cambiamento”. 

Il senatore bersaniano Miguel Gotor, invece trova sbagliato che Renzi abbia convocato una conferenza stampa a urne ancora aperte per commentare gli exit poll: “dal punto di vista istituzionale, è una scelta che rientra in un clima di decadimento dello spirito pubblico”.  “Ora bisogna ricucire il Paese, articolare un centrosinistra competitivo e unire il Pd”. E delle dimissioni di Renzi dice: “Rispetto la sua scelta ma la considero un errore: la Costituzione è una cosa, il governo un’altra. La palla passa al presidente della Repubblica. Renzi ha una colpa come presidente del consiglio, e una come segretario del Pd. Come presidente ha la responsabilità di aver diviso il Paese, ed è la più grave. Come segretario, quella di aver diviso il Pd e disarticolato il centrosinistra”, “eccessi ce ne sono stati da tutte le parti, ma è chi guida la carrozza che deve tenere il cavallo”. 

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