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Teatro Quirino. “L’uomo dal fiore in bocca”, secondo Lavia

ROMA – Se vi va di ascoltare due bravi attori, pieni di virtù, questo spettacolo fa per voi. Se volete andare a vedere un Pirandello, no.

“L’uomo dal fiore in bocca… e non solo”, pensato, diretto e interpretato da Gabriele Lavia con Michele Demaria, è in scena al teatro Quirino fino al prossimo 18 dicembre. Assistere al gioco scenico dei due attori è un piacere, inutile dirlo, perché entrambi possiedono una dimestichezza con i segreti intimi del teatro, sanno catalizzare i sensi dello spettatore, sono forza viva che attraversa il palco. La cura meticolosa con cui tutto è costruito – dai movimenti, ai cambi di tono, di intenzione – riconcilia con il teatro, ci riporta indietro nel tempo, facendoci riattraversare i volti, i successi, le avventure della nostra grande tradizione drammatica. Perché Lavia incarna in sé la continuità con le glorie delle nostre scene e Demaria è un degno compagno. 

La scenografia, che rappresenta la sala d’attesa di una stazione ferroviaria, poi, è impressionante, vale il biglietto: realistica, minuziosa, “disegnata da Alessandro Camera, e realizzata interamente nei laboratori del Teatro della Pergola, riaperti appositamente per questa produzione. La struttura portante alta almeno 9 metri, tutta in legno di pioppo, regge le vetrate annerite della vecchia stazione. Ai lati vi sono lunghe panchine con scanalature e braccioli a motivi semicircolari, mentre il pavimento è composto di 92 tasselli d’abete e ricoperto da uno strato di decorazione a motivi geometrici”. Una costruzione di rara bellezza, che, come uno di quei post di “Baby George vi disprezza”, sembra fissare i registi e gli attori presenti in sala e domandare: “Chi sono questi poveri?”. Gli effetti sonori, molto più che Dolby surround, con un treno che pirandellianamente fischia e una pioggia incessante, producono un forte effetto di realtà, di incredibile verità – scusate il quasi-ossimoro – cinematografica più ancora che teatrale. La mente corre a un aneddoto raccontato in questi termini dallo stesso Stanislavskij dopo la rappresentazione del Giardino dei Ciliegi: “Sentite – diceva Čechov a qualcuno, ma in maniera che io sentissi – scriverò un nuovo dramma che incomincerà così: ‘che meraviglia, che silenzio! Non si odono né uccelli né cani, né civette, né usignoli, né orologi né campanelli e nemmeno un grillo canterino’ ”. 

Da Pirandello Lavia prende spunto e con un abile collage ci offre una riflessione sul senso di morte e sulle relazioni umane, quelle coniugali in particolare.  Provate a prendere Guernica e Les demoiselles d’Avignon, tagliate le tele in porzioni e ricomponetele mescolandole a vostro gusto. Resterà comunque un dipinto, certo non sarà più Picasso, ma non è detto che non possa avere una sua bellezza e un suo interesse e magari a qualcuno parlare anche più degli originali.

Teatro Quirino di Roma

Fino al 18 dicembre

Fondazione Teatro della Toscana

 Teatro Stabile di Genova

GABRIELE LAVIA
L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA
…e non solo

di Luigi Pirandello
adattamento Gabriele Lavia

con Michele Demaria   Barbara Alesse

scene Alessandro Camera
costumi Elena Bianchini
musiche Giordano Corapi
luci Michelangelo Vitullo
regista assistente Simone Faloppa
regia GABRIELE LAVIA

durata spettacolo 1 ora e 20 minuti

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