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Governo. Gentili atteso al Colle. Entro marzo al voto

ROMA- Dopo quelle di Sergio Mattarella per il preincarico, anche le consultazioni di Paolo Gentiloni per verificare gli spazi per un nuovo governo sono volte al termine.

E all’appello, come previsto, non hanno risposto Lega Nord e Movimento 5 Stelle, le cui delegazioni hanno rifiutato di incontrato il presidente del Consiglio individuato dal Quirinale: Salvini e Grillo puntavano al voto subito, senza passare neanche da una nuova legge elettorale. 

La maggioranza su cui potrà contare l’ex ministro degli Esteri dunque sarà più o meno la stessa di quella di Renzi: naturalmente il Partito democratico, dal quale ci sarà “sostegno attivo e pieno, leale e condiviso” come spiega Ettore Rosato, perché “il lavoro che spetta a questo governo sarà complesso, delicato, ci sono cose importanti da affrontare e noi daremo il nostro contributo di idee e di proposte”; e poi ancora Area Popolare: “Abbiamo confermato al presidente incaricato che riteniamo fondamentale per il senso di responsabilità e per il momento che ci vede protagonisti, ribadire il nostro appoggio alla nascita del governo Gentiloni – ha spiegato Maurizio Lupi – Quello che abbiamo detto è che ci auguriamo che l’azione del nuovo governo permetta di instaurare un clima di dialogo positivo e che veda su alcuni temi un confronto parlamentare indispensabile, e ci riferiamo alla legge elettorale. E poi ci auguriamo una azione importante urgente su alcuni contenuti che sono collegati ad alcune reali emergenze di tipo economico e sociale: riteniamo che il governo debba impegnarsi a proporre azioni importanti anche nella continuità”. Poi c’è anche il gruppo delle autonomie linguistiche, ma il nodo da sciogliere semmai è quello dei cosiddetti verdiniani: Ala, dopo aver più volte fornito voti importanti soprattutto al Senato al governo Renzi-Alfano, adesso reclamerebbe spazio anche nelle postazioni di governo. 

All’opposizione, ma senza l’assoluta fretta di andare a votare, rimane Forza Italia: “La nostra sarà un’opposizione senza sconti – dice Renato Brunetta – Verificheremo la discontinuità o meno del governo Gentiloni dalla fallimentare esperienza del Governo Renzi, in politica estera, in politica economica, nel modo di affrontare i dossier più delicati: banche, sicurezza, immigrazione. E ancora, nello stile del potere, nel rapporto tra esecutivo e parlamento, nel rapporto tra maggioranza e opposizione: troppe volte Renzi ha calpestato l’opposizione e questo è inaccettabile”. Paolo Romani però ricorda che “questo governo nasce alla vigilia di impegni importanti e ci ha fatto piacere sentire che sarà delegata solo al Parlamento la legge elettorale. Sulla quale si può già iniziare a lavorare: in accordo con Lega e Fdi ci incontreremo già domani per iniziare a discutere e cercare di capire quale può essere una piattaforma comune, che tenga di conto l’equilibrio tra rappresentanza e governabilità, lontana dall’attuale Italicum che probabilmente la Consulta smembrerà”. E anche per Giorgia Meloni “l’unica cosa per cui il governo Gentiloni può stare in piedi è armonizzare le due leggi elettorali, quindi si facciano parte dirigente per fare una legge elettorale in tempi rapidissimi con la più ampia partecipazione del Parlamento: per noi si può fare entro fine anno ed entro marzo si deve andare a votare”. 

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