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Allarme povertà. Il vero problema: la mancanza di lavoro

ROMA – I poveri assoluti in Italia sono 4,6 milioni, in crescita del 157% rispetto al 2007. A lanciare l’allarme è il Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari Economici. I poveri assoluti, secondo gli economisti di viale dell’Astronomia, sono soprattutto tra “i giovani e al Sud”.  

A rafforzare questo drammatico dato arriva anche il “Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2016” diffuso dall’Istat, nel quale si afferma che la parte più debole della popolazione continua ad essere tagliata fuori dai segnali di miglioramento dell’economia.  “I segnali di miglioramento non sono ancora diffusi tra le fasce più deboli della popolazione”, si legge nel Rapporto Istat dove si registra che la crescita del reddito disponibile “non ha modificato la disuguaglianza: nel 2015 il valore è identico a quello del 2013, il più alto dell’ultimo decennio” e “si conferma saldamente sopra la media europea: il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è pari nel 2015 a 5,8 in Italia, contro una media europea di 5,2”. I segnali positivi dunque sembrano non coinvolgere quanti vivono in condizioni di forte disagio economico. Nel 2015 la quota di persone a rischio di povertà sale al 19,9% dal 19,4% del 2014, e la povertà assoluta cresce raggiungendo quota 7,6%, pari a 4 milioni e 598 mila persone, a seguito dell’aggravarsi della condizione delle famiglie più ampie, in particolare le coppie con due figli e le famiglie di stranieri. 

In Italia, osserva l’Istituto, il disagio economico è legato alla difficoltà per famiglie e individui a entrare e restare nel mercato del lavoro: l’11,7% delle persone vive in famiglie con intensità lavorativa molto bassa, valore che sale al 20,3% nelle regioni del Mezzogiorno. Tuttavia nel 2015 si interrompe la tendenza all’aumento protrattasi per tutto il periodo 2009-2014. Permangono forti nel Paese le differenze territoriali nei livelli di benessere economico. Nel Mezzogiorno il reddito medio disponibile (pro-capite) delle famiglie consumatrici è il 63% di quello delle famiglie residenti nel Nord ed è maggiore la disuguaglianza del reddito. Il Mezzogiorno è anche l’area del Paese con i livelli di povertà più elevati: il rischio di povertà coinvolge il 34% dei residenti, una quota tripla rispetto al Nord. Le differenze territoriali si attenuano se si considera l’indicatore di povertà assoluta che tiene conto delle differenze nei prezzi praticati sul territorio e si attesta intorno al 10% nel Mezzogiorno e al 6,7% nel Nord. 

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