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Dati Istat. È urgente aprire una grande stagione contrattuale, a partire dal rinnovo del contratto nella PA

ROMA – 8,8 milioni di lavoratori senza rinnovo contrattuale e tra questi 2,9 milioni nel pubblico impiego, 1 milione circa nei settori dell’ Istruzione pubblica; aumenta il periodo medio di vacanza contrattuale, 83 mesi per i lavoratori del pubblico impiego.

L’aumento dell’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è il più basso dal lontanissimo 1982. La fotografia del lavoro dipendente che oggi l’Istat ci consegna è impietosa e ci spinge a riflettere su una enorme questione salariale nel nostro Paese, sollecitata da un’altrettanto spinosa questione contrattuale. Su questi due temi è opportuno aprire un vasto dibattito pubblico, poiché anche l’Istat conferma che le politiche adottate in questi anni dai governi a maggioranza di centrodestra, tecnici e a maggioranza Pd hanno penalizzato soprattutto ed enormemente il lavoro dipendente.

Non sono bastati interventi demagogici ed extra contrattuali, come gli 80 euro di Renzi, oppure come il ricorso ai bonus, per risollevare il reddito e il potere d’acquisto di quasi la metà dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti. Per questa ragione, è opportuno rilanciare la centralità dei contratti nazionali, del loro rinnovo e la loro preminenza sui contratti di secondo livello.

Abbiamo più volte stigmatizzato come dal 2009, per i lavoratori e le lavoratrici dei settori della conoscenza, non si riesca a rinnovarne il contratto nazionale, nonostante una decisiva sentenza della Corte Costituzionale, che impone al governo di provvedervi con rapidità. L’apertura del tavolo di confronto tra la ministra Madia e i sindacati potrebbe far sperare in una soluzione positiva. Occorre mettere riparo a una profonda ingiustizia, che vede lavoratori e lavoratrici della conoscenza agli ultimi posti della scala salariale europea, in particolare nel confronto di grandi nazioni come Francia, Germania o Spagna. Il rinnovo del contratto nazionale è una delle vie principali per colmare il gap salariale, per ricostruire fiducia in un mondo, quello della conoscenza, considerato ingiustamente e indebitamente talvolta marginale e talvolta costituito da “fortunati”. Se davvero vogliamo restituire quel senso e quella dignità verso tutti i lavoratori e le lavoratrici della conoscenza, il cui ruolo è strategico e la cui funzione sociale è decisiva per lo sviluppo del Paese, è ormai necessario procedere speditamente verso il rinnovo del contratto nazionale, atteso da 7 anni, e non più procrastinabile. Diciamo basta a politiche economiche calibrate sul sacrificio di milioni di lavoratori e lavoratrici dipendenti.

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