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ROMA – Ancora riflettori puntati su “mamma Alitalia” e quindi sulla crisi economica che rischia di far precipitare nuovamente nel baratro l’ex compagnia di bandiera.

E questa potrebbe essere l’ultima chance. L’allarme arriva proprio dal governo che sta facendo una serie di pressioni diplomatiche su Etihad per salvare il vettore italiano, anche se del tricolore è rimasto ben poco. Ma non solo. Anche l’esecutivo nella veste del ministro dei Trasporti Graziano Delrio è sceso in campo alla ricerca di bancari disposti a mettere qualche milione sull’ennesima operazione di salvataggio. “Abbiamo avuto tutti una giornata di lavoro, con i vari ministri, anche Calenda e Padoan”. Il ministro ha spiegato che questo lavoro e’ servito “per facilitare” l’accordo tra le banche. “Noi non c’entriamo”.

E poi c’è il nodo dei tagli del personale che i vertici Alitalia hanno messo in cantiere in un futuro non troppo lontano. Si parla già di almeno 2mila persone a rischio tra personale di terra e volo.  Oggi, alle 14,30, dopo diversi rinvii è previsto l’incontro tra Alitalia e i sindacati. Il dito è puntato anche su James Hogan, Ceo di Etihad, che secondo alcuni non avrebbe adottato una strategia tariffaria competitiva, tale da aggiudicarsi una fetta del mercato. 

Insomma se solo un anno fa Luca Cordero di Montezemolo avvertiva l’opinione pubblica sulla situazione catastrofica della compagnia e della perdita di 500mila euro al giorno adesso, stando alle indiscrezioni, serve una manovra complessiva di almeno 650 milioni di euro. Una cospicua somma che apre alcuni dubbi sulla gestione delle risorse finanziarie: Infatti, come sottolineano i sindacati, sembra che i tagli già effettuati sul personale non siano serviti a nulla. Per questo c’è forte preoccupazione in questo delicato settore che coivolge anche un numero importante di indotto. 

Nel frattempo a Fiumicino si apre un nuovo molo. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato perfino l’amministratore delegato Cramer Ball, per sottolineare l’importanza di un’infrastruttura che consentirà alla compagnia di trasferire la quasi totalità dei propri voli di medio e lungo raggio in quest’area di imbarco. Un messaggio che non collima perfettamente con la reale situazione di una compagnia in stallo che continua a prosciugarsi. O, probabilmente,  anche questi annunci speranzosi fanno parte della solita strategia di comunicazione, purchè l’idea di sviluppo sia direttamente proporzionale con il taglio del personale. Chissà, ora che i “privilegi”, ammesso esistessero, non ci sono più, cosa s’inventeranno ancora per screditare i soliti lavoratori e metterli alla porta.

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