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Almaviva, a Roma persi 1.666 posti di lavoro

ROMA – Il 2016 si chiude con una notizia drammatica specie per la capitale. La sede di Almaviva  di Roma, infatti, ha chiuso definitivamente i battenti, mettendo alla porta ben 1.666 lavoratori.

Sulla questione è intervenuto il sindacato dell’Usb: “Alcuni telegiornali e organi di stampa attribuiscono alla nostra organizzazione la responsabilita’ del mancato accordo nella vertenza Almaviva che apre la strada a 1660 licenziamenti nel sito di Roma. USB invece non e’ mai entrata nella trattativa”.  “La responsabilita’ della gestione della vertenza e’ tutta di Cgil Cisl e Uil e del MISE che, come ormai accade in ogni importante vertenza – prosegue la nota – , neanche prova a mettere sotto pressione le aziende affinche’ ritirino i licenziamenti. USB, come sempre in ogni vertenza, avrebbe gestito ben diversamente questo drammatico confronto senza alcun cedimento e senza introdurre alcuna pratica di contrapposizione tra lavoratori. Mentre il Governo decide un importante stanziamento per salvare le banche, lo stesso governo, assieme ai sindacati complici, non vuole entrare seriamente in campo per imporre soluzioni occupazionali per i lavoratori. A questo governo e a questi sindacati vanno quindi attribuite le responsabilita’ della drammatica conclusione di questa vertenza”.

Il M5S lancia la legge sui call center

Una notizia terribile quella della fine delle trattative per 1600 famiglie romane che rimarranno senza lavoro per il fallimento del tavolo di Almaviva. Noi del M5S siamo vicini alle famiglie, consapevoli ch non può certo bastare. Per questo sfidiamo il governo e chiediamo di iniziare immediatamente i lavori in commissione Lavoro e discutere la legge Cominardi-Lombardi sui call center”. Lo dichiarano i deputati romani e i deputati della Commissione Lavoro del M5S. “Con la nostra proposta di legge si potrebbe mettere la parola fine alla maggior parte dei problemi del settore, tutte proposte fino ad oggi inascoltate: niente Co.Co.Co. – aggiungono i Cinque Stelle – per il settore puntiamo a contratti a tempo indeterminato, a differenza di quanto prevede il Jobs act; tutela della privacy dell’utente che ha diritto anche a sapere da quale Paese viene erogato il servizio; stop alle delocalizzazioni anche grazie a un Osservatorio nazionale su contratti e sulle delocalizzazioni nel settore; maggiori sanzioni e divieto di percepire incentivi se l’azienda viola proprio le norme su privacy e delocalizzazioni; in caso di cambio di appalto nella pubblica amministrazione, clausola di salvaguardia sociale che tutela i lavoratori”. 

“Adesso servono ammortizzatori sociali equi, per sostenere queste famiglie ma contemporaneamente bisogna da subito costruire un sistema lavorativo differente, con più tutele a partire proprio dai lavoratori più deboli. Abbiamo infine commissionato ad un professionista contabile l’analisi dei bilanci di Almaviva Contact al fine di controllare il reale stato di crisi dell’azienda”, concludono i deputati pentastellati.  

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