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Usa. Obama, l’ultimo saluto da Presidente: yes we did

WASHINGTON – “La nostra democrazia e’ meravigliosa”. Ha scelto queste parole Barack Obama per prendere congedo dalla Casa Bianca e dai suoi sostenitori, incoraggiati a credere di piu’ in se stessi e nelle potenzialita’ del proprio Paese.

Intorno alle 3 e mezza della notte scorsa in Italia, al McCormick Place di Chicago, davanti a circa 6mila persone, l’ormai ex Presidente in 50 minuti ha fatto il bilancio di otto anni di amministrazione, prima di uscire definitivamente di scena e lasciare il posto al suo successore Donald Trump, che prestera’ giuramento il 20 gennaio prossimo. Stando a quanto riportano le fonti internazionali, Obama ha passato in rassegna i vari successi di questi 96mesi di lavoro: l’aumento dei posti di lavoro, la copertura sanitaria per 20 milioni di persone, il matrimonio gay, la ripresa dei rapporti diplomatici con Cuba, l’accordo sul nucleare con l’Iran ottenuto “senza ricorrere alle armi”. Barack Obama ricorda anche l’uccisione di Bin Laden. “Se otto anni fa vi avessi detto di credere che avremmo realizzato tutto questo- ha chiosato- voi mi avreste sicuramente detto di non fare il passo piu’ lungo della gamba. Ma e’ esattamente quello che abbiamo fatto, che voi avete fatto! Siete stati il cambiamento”.

Terminato lo scroscio di applausi che hanno rotto il silenzio con cui era stato seguito il discorso, l’ex inquilino della Casa Bianca ha proseguito: “Tuttavia, non siamo ancora dove dovremmo essere”. Il riferimento e’ ai problemi razziali, che ancora “dividono il Paese”. Il pensiero corre non solo ai numerosi fatti di cronaca che negli ultimi mesi hanno visto molti afroamericani vittime di abusi da parte delle forze dell’ordine, ma anche alle posizioni anti-migratorie. “Gli immigrati sono stati la forza di questo Paese”, e ha poi aggiunto: “rifiuto anche le discriminazioni contro gli americani di fede islamica”. Come non pensare a una critica alle posizioni di Donald Trump, che in campagna elettorale ha proposto di costruire un muro al confine col Messico e di chiudere anche le porta agli immigrati musulmani. Tuttavia, il nome del successore non e’ stato citato. La folla pero’ ha colto il riferimento, e il vociare si e’fatto piu’ forte al McCormick Place quando Obama ha sottolineato l’importanza dell’accordo sul clima, affermando che negare i cambiamenti climatici equivale a “tradire le generazioni future”. Ma e’ bastato un suo gesto con la mano per far tornare il silenzio tra i presenti. 

nfine, l’ex Presidente ha lanciato un monito: “la nostra democrazia e’ minacciata ogni volta che la diamo per scontata. Dovremmo invece ricostruire le nostre istituzioni democratiche, tutti insieme, a prescindere dal partito a cui apparteniamo”. “Non vi chiedo piu’ di fidarvi di me per cambiare le cose- ha detto Obama, avviandosi verso la chiusura del suo discorso- io ora vi chiedo di credere in voi stessi. Il potere degli americani comuni come voi e’ essere protagonisti del cambiamento. E io resto al vostro fianco”. Scroscio di applausi e qualche lacrima, e poi la commozione e’ montata quando l’uomo – e non piu’ il presidente – ha ringraziato sua moglie, Michelle Obama e alle sue figlie, pensando alle quali ha dovuto asciugarsi gli occhi con un fazzoletto: “Michelle, mia moglie, la madre delle mie figlie, sei la mia migliore amica. Hai accettato un ruolo che non avevi scelto, e lo hai assunto con coraggio, grazia e stile”. Infine, come non chiudere questi otto anni di “yes, we can”, con un altro slogan: “Yes, we did”, ossia “Si’, ce l’abbiamo fatta”. 

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